No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20180124

Cosa succede ora

What Happens Next - Joe Satriani (2018)

Breve introduzione ad uso di chi ignorasse l'esistenza e la provenienza del signore pelato in questione: questo 61enne (in ottima forma) di Westbury, New York, con nonni entrambi italiani, è uno dei più grandi chitarristi viventi, ed è stato l'insegnante di chitarra di tizi come Kirk Hammett, Steve Vai, Larry LaLonde, Rick Hunolt, Andy Timmons, Kevin Cadogan, Alex Skolnick, oltre a far parte dei Chickenfoot, aver suonato come solista per Mick Jagger nel suo tour solista, e aver sostituito temporaneamente Ritchie Blackmore nei Deep Purple durante un loro tour. Questo disco è il suo sedicesimo da solista, e se vi sembrerà di riconoscere lo stile del batterista è perché vi suona l'amico Chad Smith (RHCP, Chickenfoot); neppure il bassista è malaccio, visto che si tratta di Glenn Hughes (e se non sapete chi è, avete due scelte: smettere di leggere, oppure informarvi. Potete comunque fare entrambe). Detto tutto ciò, potrei concludere con la frase che uso quando si parla di chitarristi solisti e i loro progetti solisti, e cioè che proprio Joseph Satriani detto Joe, è l'unico che è capace di farmi ascoltare un intero disco, per di più interamente strumentale (ebbene si, incredibile, ma è perfino riuscito a far suonare Glenn Hughes un disco intero e a non farlo cantare neppure una parola), e a farmelo pure piacere. Ascoltatelo.



Brief introduction to the use of those who ignore the existence and provenance of the bald gentleman in question: this 61-year-old (in excellent shape) of Westbury, New York, with both Italian grandparents, is one of the greatest living guitarists, and has been the guitar teacher of fellas like Kirk Hammett, Steve Vai, Larry LaLonde, Rick Hunolt, Andy Timmons, Kevin Cadogan, Alex Skolnick, as well as being part of Chickenfoot, playing guitar for Mick Jagger on his solo tour, and temporarily replacing Ritchie Blackmore in Deep Purple during one of their tour. This record is his sixteenth solo album, and if you seem to recognize the style of the drummer is because the drummer is the friend Chad Smith (RHCP, Chickenfoot); not even the bassist is bad, due to the fact is Glenn Hughes (and if you do not know who he is, you have two choices: stop reading or inform yourself, you can still do both). Having said all that, I could conclude with the phrase I use when talking about solo guitarists and their solo projects, and that is that Joseph Satriani known as Joe, is the only one who is able to make me listen to an entire record, moreover entirely instrumental (yes, incredible, but he even managed to make Glenn Hughes play a whole record and not let him sing a single word), and make me happy too. Listen to him.

20180123

Be well, be strong!

Vale - Black Veil Brides (2018)

Quinto disco per la band di Hollywood, California, primo per me. Genere che, almeno su questo lavoro, potremmo definire come abbastanza arena rock, seppure la band si rifaccia al glam rock e, in parte, al metalcore, il disco si lascia ascoltare, in quanto i musicisti sono validi, il cantante Andy Biersack, titolare anche di un personale progetto solista (Andy Black), ha una bella voce, aggressiva e melodica al punto giusto, e i pezzi sono dannatamente catchy. Non è esattamente il mio genere favorito, ma, come detto, il disco non è assolutamente brutto.



Fifth record for the band from Hollywood, California, the first for me. Genre that, at least on this work, we could define as enough arena rock, even if the band is inspired by glam rock and, in part, on metalcore, the album is heardable, as the musicians are valid, the singer Andy Biersack, owner even of a solo project (Andy Black), he has a beautiful voice, aggressive and melodic at the right point, and the tracks are damn catchy. It is not exactly my favorite genre, but, as mentioned, the record is not absolutely bad.

20180122

Creature sbagliate

Wrong Creatures - Black Rebel Motorcycle Club (2018)

Come forse si ricorderà chi mi conosce, e chi ha letto sempre questo blog, non ho mai avuto un buon rapporto con la band di San Francisco, California. Disco di debutto folgorante, oramai 17 anni fa, deludenti prove dal vivo, e un pugno di dischi senza nerbo e ripetitivi in seguito. All'ottavo, questo Wrong Creatures, come dice giustamente Pitchfork, sono un po' come quei ribelli che non sanno più contro cosa si ribellano. Vanno avanti per inerzia, seppur padroni di un songwriting degno ed essendo buoni musicisti, ma continuano a commettere gli stessi errori (l'incipit di Echo come una Walk On the Walk Side di quarta mano), e a ripetere gli stessi clichés. Disco che non lascerà traccia alcuna, a differenza di qualche anno fa, sono più incisivi negli episodi lenti che in quelli più sostenuti. Oppure sono io che invecchio.



As may remember who knows me, and who has always read this blog, I've never had a good relationship with the band from San Francisco, California. Debut record that stroke, now 17 years ago, disappointing during their live concerts, and a handful of discs without backbone and repetitive, afterwards. At the eighth, this Wrong Creatures, as Pitchfork rightly says, they are a bit like those rebels who no longer know what they're up against. They go on by inertia, though they are owner of a worthy songwriting and being good musicians, but they continue to make the same mistakes (Echo's opening notes like a fourth-hand Walk On the Walk Side), and repeat the same clichés. Disc that will leave no trace, and, unlike a few years ago, they are more incisive in the slow episodes than in those more sustained. Or maybe I am getting old.

20180121

La fine del (fottuto) mondo

The End of the F***ink World - Di Charlie Covell - Stagione 1 (8 episodi; All 4) - 2017

UK, provincia. James è un 17enne che è convinto di essere psicopatico, dopo essersi bruciato una mano immergendola nella friggitrice per "sentire qualcosa", e divertendosi ad uccidere animali fin dall'età di otto anni. Decide di passare al livello superiore, ed uccidere un essere umano. A scuola conosce Alyssa, una nuova compagna ribelle, e decide che sarà lei la vittima. Le si avvicina, fingendo un interesse romantico, e i due iniziano a frequentarsi. James decide che il momento è arrivato, quando Alyssa gli chiede di fare sesso, e prepara il suo fidato coltello da caccia: ma Alyssa rimane bloccata a casa da una stupida festa voluta dalla sua stupida madre, durante la quale il suo inquietante patrigno la importuna, e al tempo stesso le dice chiaramente che se si togliesse per sempre dai piedi, sarebbe meglio. Dopo tutto questo, Alyssa decide che se ne andrà; raggiunge James a casa annunciandogli che se andrà con lui o senza di lui (ma sperando fortemente che James accetti). James, decidendo che la potrà uccidere anche in seguito, accetta di fuggire con lei, ruba l'auto di suo padre e dà lui un pugno in faccia, una cosa che aveva sempre voluto fare.

Se ne è fatto un gran parlare, anche perché è stata messa in onda, pare, quasi a sorpresa, in UK. The End of the Fucking World è una serie ispirata al comic book omonimo di Charles S. Forsman, otto episodi brevissimi (20 minuti), addirittura divisi in due parti, ambientati nel Regno Unito ma con un respiro decisamente americano, dal sapore ribelle anni '90. Sembra non dire niente di nuovo, ma in un'epoca totalmente digitale e connessa, due adolescenti che inscenano la solita fuga rompendo entrambi i cellulari, forse qualcosa dice. Molte citazioni, tarantiniane e no, due giovani attori bravissimi (Jessica Barden è Alyssa, era in Tamara Drewe di Frears e in The Lobster del nostro idolo Lanthimos; Alex Lawther è James, era in The Imitation Game e in Shut Up and Dance in Black Mirror 3) e un cast di contorno interessante, e soprattutto, una durata brevissima che dimostra il fatto che, spesso, si può dire qualcosa anche facendola breve.

There was a lot of talk about it, also because it was aired, it seems, almost by surprise, in the UK. The End of the Fucking World is a series inspired by the comic book of the same name by Charles S. Forsman, eight short episodes (20 minutes), even divided into two parts, set in the United Kingdom but with a decidedly American flavor, rebellious taste of the '90. It seems not to say anything new, but in a totally digital and connected age, two teenagers who staged the usual escape by breaking both phones, maybe is saying something. Many quotes, Tarantino-esque and more, two young actors very good (Jessica Barden is Alyssa, she was in Tamara Drewe of Frears and in The Lobster of our idol Lanthimos; Alex Lawther is James, was in The Imitation Game and in Shut Up and Dance in Black Mirror 3), an interesting cast of secundary characters, and above all, a very short duration that demonstrates the fact that, often, it's possible to say something even making it short.

20180119

Mystery Man

The Crown - di Peter Morgan - Stagione 2 (10 episodi; Netflix) - 2017

1957-1964. Nel '57, Elisabetta e Filippo discutono sulla situazione del loro matrimonio, concludendo che il divorzio non è un'opzione. 5 mesi prima, Filippo è in partenza per un tour mondiale, con la "scusa" dell'inaugurazione dei giochi olimpici di Melbourne; Elisabetta trova la foto di una donna nella di lui valigia personale. Si convince che il marito ha una storia con la ballerina russa Galina Ulanova. Elisabetta naturalmente, ha dei grossi grattacapi anche a livello nazionale: si trova coinvolta nella Crisi di Suez, molto probabilmente causata dall'allora Primo Ministro Anthony Eden, voglioso di lasciare il suo marchio sulla Storia, lui, da sempre messo in ombra dal predecessore Churchill, e da sempre nemico di Nasser.

Qualsiasi cosa odori di Storia, e sia ben fatto (a volte anche se non è ben fatto, a dire il vero), a me piace, ma questo ve l'ho già detto in occasione della prima stagione, e probabilmente anche in altre occasioni. Mi piace la struttura di The Crown, con questi episodi che paiono autoconclusivi, ma che portano avanti il racconto sulla vita di questa figura straordinaria, a prescindere dal fatto di come la si possa pensare sulla monarchia. Sempre interessanti i colloqui tra la Regina e il Primo Ministro (chiunque esso sia), belli i silenzi tra Elisabetta e Filippo, bellissima Vanessa Kirby nei panni di Margaret. Il cast è meraviglioso nella sua interezza. Michael C. Hall interpreta John Fitzgerald Kennedy.

Everything that smells of history, and is well done (sometimes even if it is not well done, to be honest), I like it, but I've already told you this on the occasion of the first season, and probably on other occasions too . I like the structure of The Crown, with these episodes that seem self-contained, but which carry on the story on the life of this extraordinary figure, regardless of how you can think about the monarchy. The talks between the Queen and the Prime Minister (whoever he may be) are always interesting, beautiful are the silences between Elizabeth and Philip, beautiful is Vanessa Kirby in the role of Margaret. The cast is wonderful in its entirety. Michael C. Hall plays John Fitzgerald Kennedy.

20180118

Senza croce nessuna corona

No Cross No Crown - Corrosion of Conformity (2018)

Purtroppo, dovete abituarvi al fatto che invecchio, e che sempre di più, anche le recensioni di alcune band saranno marchiate da ricordi. Il primo album del 2018 di cui vi parlo è il decimo della band formatasi a Raleigh, North Carolina, e che ho avuto occasione di vedere live circa 28 anni fa, in un luogo dove ho visto anche tanto basket. I Corrosion of Conformity, abbreviati in C.O.C. da sempre, hanno attraversato più di 30 anni di musica pesante, passando dall'iniziale hardcore punk all'heavy metal venato dal blues e dallo sludge, pagando ogni volta tributo alla più grande band heavy metal di sempre (i Black Sabbath): moltissimi dei pezzi, i riff, le atmosfere, anche di questo No Cross No Crown fanno pensare ai Black Sabbath (e, pensate un po', a me hanno fatto venire in mente perfino i Cathedral). Per quanto li trovi appesantiti fisicamente, i quattro sono in una discreta forma musicale, inaugurando l'anno nuovo con un disco che sicuramente non inventa nulla, ma che diverte e, personalmente, mi ricorda da dove vengo, almeno musicalmente. Pezzo preferito: Forgive Me.



Unfortunately, you have to get used to the fact that I'm getting older, and more and more, even the reviews of some bands will be marked by memories. The first album of 2018 which I speak is the tenth of the band formed in Raleigh, North Carolina, and I had the opportunity to see them live about 28 years ago, in a place where I also saw a lot of basketball. The Corrosion of Conformity, abbreviated as C.O.C. since always, they have gone through more than 30 years of heavy music, passing from the initial hardcore punk to heavy metal veined by blues and sludge, paying tribute to the biggest heavy metal band of all time (the Black Sabbath): many of the tracks, the riffs, the atmosphere, even of this No Cross No Crown, make you think to Black Sabbath (I have even reminded the Cathedral). Although I find them physically a bit overweighted, the four are in a discrete musical shape, opening the new year with a record that certainly does not invent anything, but that amuses and, personally, reminds me of where I come from, at least musically. Favorite track: Forgive Me.

20180117

Stoccolma (Svezia) - Novembre 2017 (2)

Mentre dunque torno sui miei passi, scopro che il Nationalmuseum è chiuso per restauri, quindi mi fermo al chiosco citato prima, per capire quali sono le escursioni che posso fare. Compro i biglietti per il giro in battello, che parte tra poco, e quelli per il sightseeing in bus, che però farò il giorno seguente, visto che non faccio in tempo a tornare dal battello, in tempo per l'ultima corsa (il sole tramonta prestino, di questi periodi, così a Nord). Nell'attesa, percorro Kungsträdgården, alla lettera il "giardino reale", in realtà la piazza centrale, punto di ritrovo, da dove parte lo "struscio". Di questi tempi con l'ovvia pista di pattinaggio, un sacco di locali, ristoranti, e adiacente a Hamngatan, una dei viali principali, con molti negozi di firme anche importanti. Faccio l'ora di partenza dell'escursione in battello, mi metto diligentemente in coda, e salgo. I percorsi sono due, uno dei quali, quello a nord, è possibile solo in caso di bassa marea, e non è questo il caso. In pratica, si costeggia Djurgarden, fino all'ultima propaggine chiamata Blockhusudden, e dall'altro lato la parte periferica di Kvarnholmen. Terminato il giro, torno verso l'hotel attraversando Gamla Stan e attraversando anche letteralmente, l'omonima fermata della metro, arrivando poi ad un passaggio pedonale lungo il Centralbron. Mi riposo in cabina, riflettendo sul da farsi l'indomani, ceno al ristorante dell'hotel.
Domenica 19 stesso copione, la mattina nevica e c'è un vento fastidiosissimo, che abbassa ulteriormente la temperatura percepita. Colazione, pochissima, perché oggi sto davvero male. Attendo che smetta, mi metto in cammino per raggiungere Stromgatan, da dove partono i bus. La giornata non è nemmeno male, leggermente migliore di quella di ieri, ma le mie condizioni lasciano davvero a desiderare. Salgo sul bus e mi godo, per quanto possibile, il giro e le spiegazioni delle varie bellezze di Stoccolma. Al termine, torno verso l'hotel e mi dirigo dritto ad una farmacia in Gamla Stan, dove compro l'equivalente svedese dell'imodium (e ho detto tutto), poi sfrutto il passaggio che attraversa la stazione della metro perché mi ricordo di aver visto un minimarket, entro e compro banane e pane. Sarà la mia dieta per la giornata. Rientro in cabina e, al calduccio, mi guardo un film e qualche serie. Faccio l'orario indicato dal biglietto, e salgo verso il Münchenbryggeriet. Mi trattengo il minimo indispensabile, e rientro per dormire.
Lunedì 20 check out e taxi per l'aeroporto, sta nevicando. Arrivo a Bromma, mi siedo ad attendo diligentemente l'imbarco. Volo durante il quale non sto ancora benissimo, arrivo a Bruxelles Zaventem, ritiro il bagaglio, faccio una riunione telefonica alla quale non ho saputo dire di no, faccio il check in per i voli seguenti, rientro, e insomma, verso le 17 mi sento in grado di mangiare finalmente qualcosa. Attendo l'imbarco, rientro verso Roma, attendo il volo per Pisa, ed eccomi a casa. Rimangono ormai poche capitali europee, ma decido che adesso mi fermerò un poco, prima di ripartire (a parte la capatina a Lubiana già in programma per fine novembre, per un concerto): questi piccoli malanni in giro mi infastidiscono non poco.
Renne illuminate in Berzelii Park
Due vedute del Norrbro, con il Parlamento e il Palazzo Reale sullo sfondo
La chiesa di Riddarholmen, all'imbrunire
Il Palazzo di Giustizia
Uno degli archi d'accesso al palazzo del Parlamento, il Riksdag

20180116

Stoccolma (Svezia) - Novembre 2017 (1)

Venerdì 17 novembre arrivo con volo Brussels Airlines da Bruxelles all'aeroporto di Bromma, aeroporto minuscolo ma molto vicino al centro. Arrivo verso le 20, sull'aereo ho chiacchierato con un giovane ragazzo svizzero, in italiano, che è capitato accanto a me, mentre per arrivare al mio albergo prendo un taxi, e faccio due parole con l'autista giordano-palestinese, molto giovane anche lui. L'albergo che ho preso è piuttosto economico, e in realtà è formato da tre grosse imbarcazioni ormeggiate in maniera permanente lungo il Riddarfjarden, scelto tatticamente per la posizione, abbastanza centrale e vicinissima al luogo dove domenica sera suoneranno i Mastodon. Arrivo al Rygerfjord guardando la neve ammucchiata un po' dappertutto, e capendo che siamo intorno allo zero. Faccio il check in, mi spiegano come arrivare alla camera (la reception è sull'imbarcazione principale, la mia camera/cabina su un'altra), e direi che la cosa più intelligente da fare è andare in camera e mettersi sotto le coperte. Domattina penserò al da farsi.
Sabato 18 mi sveglio e fuori nevischia. Quando sei sdraiato sul letto, puoi vagamente renderti conto che l'imbarcazione dondola. Normale. Il bagno è ovviamente minuscolo, il letto prende il 90% della camera quindi c'è posto per l'indispensabile. Perdo tempo, sperando che la giornata volga non dico al bello, ma almeno smetta di nevicare. Mi reco nell'imbarcazione principale, dove la reception confina con il banco del bar e dà sul ristorante interno, che fa anche da sala colazioni. Faccio colazione, prendo un po' di mappe, aspetto ancora qualche minuto, e quando smette di nevicare mi metto in marcia. Decido di sfidare la sorte, e farmela a piedi. Primo obiettivo, raggiungere Gamla Stan, poi un paio di musei, dare un'occhiata al centro e vedere di individuare la partenza dei traghetti panoramici e dei bus. L'abbigliamento è pesante, l'ombrello ce l'ho. Percorro il Soder Malarstrand fino al Centralbron, che sta subendo dei lavori, passo sotto e seguo l'indicazione per il centro, mi ritrovo sul Katarinavagen, svolto sullo Skeppsbron e le facciate mi fanno capire che siamo a Gamla Stan. Mi dirigo verso lo Strombron, e, con nessuna fretta, ammiro il Kungliga slottet, il massiccio Palazzo Reale. Svolto a destra in Södra Blasieholmshamnen, davanti al Grand Hotel individuo un chiosco dove posso comprare i biglietti per traghetti e bus, taglio per Nybroviken, mi immetto sulla Strandvagen. Questa, insieme ad altre, è un po' lo "struscio" di Stoccolma, e anche se è sabato mattina, e fa un freddo che a me fa cadere le orecchie, c'è già una buona concentrazione di coppie, famiglie, in giro. Arrivo fino al Djurgårdsbron, bel ponte storico che conduce a Djurgarden, l'isola/parco/giardino, ma anche l'isola dei musei di Stoccolma. Prima fermata, il Museo Vasa. Una struttura mastodontica, all'interno della quale fa bella mostra di sé la nave che dà il nome al museo, una nave che evidentemente era stata mal progettata, visto che navigò per neppure un chilometro, prima di affondare. Museo come dovrebbero essere i musei, e, purtroppo, di quelli che trovi solo all'estero, di quelli che ogni volta che ne visiti uno ti prende il magone pensando a tutto quello che potremmo (e dovremmo) fare in Italia, vista tutta la storia che abbiamo. Purtroppo, inizio a capire che non sto troppo bene, ma stringo i denti, termino la visita, interessante, esco che è quasi l'ora di pranzo, e mi butto dentro al Museo Nordico. Pranzo al ristorante dentro il museo, dignitosamente, e visito i vari piani, che naturalmente ricordano un po' il museo Nazionale Danese, purtroppo con pochi cenni alla civiltà vichinga. Mi accordo che fuori sta piovendo della grossa. Rallento il passo, e spero che smetta. La scelta mi premia: scendo al guardaroba, mi reco (per l'ennesima volta) al bagno, e quando esco, non piove più. Torno quindi verso il centro, percorrendo a ritroso la strada che ho fatto prima di pranzo.
Gamla Stan con il campanile di Riddarholmen
Il municipio
Mariahissen
Due vedute del Palazzo Reale
Dall'imbocco dello Strombron, veduta dell'Opera Nazionale
Strandvagen

20180115

Bruxelles (Belgio) - Novembre 2017

Vi racconto brevemente del mio ultimo viaggio di lavoro del 2017. Doveva essere più lungo, e doveva "racchiudere" uno dei corsi della Academy per la quale sto lavorando parzialmente, ma poco prima della data sono stato sollevato dall'incarico, per questa volta, quindi mi rimane una brevissima "missione", un incontro di alcune ore con un collega della S&OP, che fino a poco fa si occupava solo del prodotto "gemello" rispetto a quello del quale mi occupo io come Manager del flusso di prodotto, mentre è stato deciso che da adesso sarà il responsabile a livello globale dei due prodotti, quindi il mio referente per questa parte di lavoro (il suo posto sarà preso da un'altra persona a partire da gennaio 2018). Per questo motivo, mi ha chiesto più volte di capire meglio come mi organizzo e di cosa stiamo parlando, e siccome non ci sono state occasioni di incontro che ci abbiano lasciato una mezza giornata di tempo per parlarne, ho tenuto ferma questa mia trasferta a Bruxelles. In realtà, mi torna molto comodo, perché ho un biglietto per vedere gli Ulver giovedì 16 novembre a Bruxelles, e uno per vedere i Mastodon domenica 19, a Stoccolma, più i voli per la capitale svedese, da Bruxelles. Quindi, mercoledì 15 novembre parto da Pisa aeroporto con il volo per Roma delle 12, pranzo a Fiumicino, volo per Bruxelles nel primo pomeriggio, e arrivo nella capitale belga poco prima delle 18. Prendo un taxi per l'hotel Bloom, dove alloggerò. Nel tragitto, trovo un autista di lingua francese e pratico un po' la lingua dei Galli, dando anche qualche dritta al tipo, che mi dice che ha intenzione di farsi le ferie in Toscana con la moglie, la prossima estate. A volte mi sottostimo: ne esco abbastanza bene. E' solo che mi piace di più parlare inglese.
Mi sistemo in camera e sono stanco, mi voglio rilassare, quindi scendo per una cena veloce e ad un'ora più belga che italiana, al ristorante dell'hotel. Mentre rientro in camera incrocio due colleghe italiane, che sono qui per il corso per il quale avrei dovuto fare da trainer: non mi unisco a loro per la passeggiata verso la Grand Place più cena, e mi ritiro nelle mie stanze.
Giovedì 16 novembre quindi mi sveglio di buon'ora, colazione durante la quale incontro le colleghe italiane della sera prima e altri colleghi, taxi e arrivo in sede; formalità per l'ingresso, palazzina dove mi devo recare, passo da un paio di uffici dove saluto un numero discreto di colleghi, poi salgo di un piano ed eccomi dai colleghi della pianificazione. Saluti di rito, e poi io e D. ci troviamo una stanza dove chiacchierare per un paio d'ore. Non è difficile, e tra l'altro, io da D. ho solo da imparare, quindi, almeno su questo lavoro, sono certo che mi saprà dare, nei prossimi mesi, anche qualche suggerimento per migliorare. Potrei dilungarmi sul fatto che, sempre parlando di questo lavoro, su di me hanno fatto una scommessa, non mi hanno dato nessuna formazione, ma in questi 4 anni mi pare di essermela cavata più che dignitosamente, ma non lo farò perché alla fine, vi interessa relativamente. Facciamo quasi l'ora di pranzo, ne approfitto per entrare in qualche altro ufficio e fare qualche altro saluto, poi con tutto il gruppo del Planning, ci rechiamo al ristorante aziendale. Si mangia e si scherza, e dopo pranzo rientro nell'ufficio, faccio un po' di melina, poi, siccome alle 17 ho una riunione telefonica, dico che è meglio se rientro in hotel, così mi preparo. Saluto, mi dirigo all'ingresso, mi faccio chiamare un taxi, arriva, riconosco l'autista, in 20 minuti sono al Bloom, e mi addormento, talmente bene che alle 17 la persona con la quale ho la riunione mi sveglia chiamandomi. Accendo il pc e la richiamo, scusandomi. In meno di 20 minuti non risolviamo la questione, e rimaniamo che ci lavorerà sopra, poi mi farà sapere (ho saputo solo qualche giorno fa che il problema che abbiamo riscontrato sarà aggirato, perché non c'è modo di risolverlo, sul sistema operativo che usiamo). Ci siamo, gli impegni di lavoro sono terminati.
Mi riposo un altro po', ricevo una telefonata da un collega che è anche lui a Bruxelles ma impegnato, e che sarebbe voluto venire al concerto (sarà per la prossima), poi verso le 19 mi vesto, scendo, attraverso la strada, e sono al Botanique, dove assisterò al concerto
Venerdì 17 novembre sveglia con tutta calma, il volo è a fine mattinata, colazione, check out, taxi per l'aeroporto, formalità, pranzo, controlli, attesa, imbarco. Si parte per il weekend svedese.

20180112

Chiaro

All The Way / At Saint Thomas the Apostle Harlem - Diamanda Galás (2017)

Per chi conosce anche solo un poco, Diamanda Galás, definita da Wikipedia una avant-garde soprano a ragione, statunitense nata a San Diego, California, da madre greca e un padre egiziano, direttore di un coro gospel, che le ha insegnato a suonare il piano all'età di 3 anni, sa che per lei, la musica è sofferenza e al tempo stesso, cultura a tutto tondo. Potrei chiudere qui la recensione di questi due dischi, che l'artista (anzi, Artista con la A maiuscola) ha fatto uscire nel 2017, a distanza di quasi 10 anni dall'ultimo Guilty Guilty Guilty, ma vi dirò qualche altra cosa senza importanza: l'importante è che troviate il coraggio, la forza, la pazienza, la curiosità di ascoltarne almeno uno. At Saint Thomas the Apostle Harlem è un live, come moltissimi dischi della sua carriera, ma anche in All the Way ci sono dei pezzi registrati live (due impressionanti versioni del classico folk O Death, una per disco). All the Way è più concentrato su reinterpretazioni (radicali, ovviamente) di traditional e di standard jazz: All the Way, You Don't Know What Love Is, The Thrill Is Gone, Round Midnight, la già citata O Death e Pardon Me I've Got Someone to Kill. Il live, registrato appunto nella chiesa di St. Thomas ad Harlem, NY, nel maggio del 2016, è composto interamente da canzoni (a volte "solo" poesie che lei ha musicato) che l'artista stessa definisce death songs: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mette in musica la poesia di Pavese, Anoixe Petra scritta da Lefteris Papadopoulos (e già resa nota in Grecia da Marinella), Angels di Albert Ayler, Die Stunde Kommt del poeta tedesco Ferdinand Freiligrath (e già cantata da Marlene Dietrich), Fernand e Amsterdam di Jacques Brel, ancora la già citata O Death, Artemis di Gérard de Nerval.
Non aggiungo altro. Solo brividi.

For those who know, even just a little, Diamanda Galás, defined by Wikipedia an avant-garde soprano with good reason, an American born in San Diego, California, from a Greek mother and an Egyptian father, director of a gospel choir, who taught her to play the piano at the age of 3, knows that for her, music is suffering and at the same time, culture at 360 degrees. I could close here the review of these two records, which the artist (indeed, Artist with capital A) has released in 2017, almost 10 years after the last Guilty Guilty Guilty, but I will tell you something else without importance: the important thing is that you find the courage, the strength, the patience, the curiosity to listen to at least one. At Saint Thomas the Apostle Harlem it's a live, like many records of her career, but also in All the Way there are live recorded tracks (two impressive versions of the classic folk O Death, one per disc). All the Way is more focused on reinterpretations (radical, of course) of traditional and jazz standards: All the Way, You Don't Know What Love Is, The Thrill Is Gone, Round Midnight, the aforementioned O Death and Pardon Me I've Got Someone to Kill. The live, recorded precisely in the church of St. Thomas in Harlem, NY, in May 2016, is composed entirely of songs (sometimes "only" poems that she has put in music) that the artist herself defines death songs: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi put in music the poem of Cesare Pavese, Anoixe Petra written by Lefteris Papadopoulos (and already made known in Greece by Marinella), Angels by Albert Ayler, Die Stunde Kommt by the German poet Ferdinand Freiligrath (and already sung by Marlene Dietrich), Fernand and Amsterdam by Jacques Brel, the already cited O Death, Artemis by Gérard de Nerval.
I do not add anything else. Just chills.

20180111

Arkangel

Black Mirror - di Charlie Brooker - Stagione 4 (6 episodi; Netflix) - 2017

Una donna si sveglia su una nave spaziale simile a quella di Star Trek, dove l'equipaggio osanna il capitano. Così come per loro, lo stesso "capitano" ha usato il loro DNA per simulare persone reali nel suo gioco (USS Callister). Dopo aver quasi perso la figlia piccola, una donna investe in una nuova tecnologia, che le permette di tracciare la stessa figlia (Arkangel). Un episodio del passato di una donna in carriera, torna a perseguitarla, mentre una addetta di un'agenzia assicurativa va in giro a fare domande ai testimoni di un incidente stradale, con una macchina della memoria (Crocodile). Una nuova app per appuntamenti al buio, permette alle coppie abbinate di conoscere quanto dureranno le loro relazioni (Hang the DJ). Una donna tenta di sopravvivere in una terra pericolosa piena di robot cani da caccia (Metalhead). Una donna entra in un museo dove il proprietario in persona racconta le storie relative agli oggetti ivi conservati (Black Museum). 

Non c'è verso. Charlie Brooker è un genio. Del male, del bene, della sceneggiatura, della creatività futuristica e/o futuribile, un sognatore malato, mettetela come volete, ma ogni volta che esce un nuovo episodio di Black Mirror, io personalmente vorrei che non finisse mai, e vorrei che questa serie continuasse all'infinito. Chissà se Brooker ha già pensato a clonare se stesso. Bellissimo e imperdibile, ancora una volta. 

There is no way. Charlie Brooker is a genius. Of the evil, of the good, of the screenplay, of the future and / or of the futuristic creativity, a sick dreamer, as you wish, but every time a new episode of Black Mirror comes out, I personally would like it never end, and I would like this series continue indefinitely. Who knows if Brooker has already thought about cloning himself. Beautiful and unmissable, once again.

20180110

Black Sunday

Salem - di Adam Simon e Brannon Braga - Stagione 3 (10 episodi; WGN America) - 2016/2017

John Alden è costretto a seppellire l'amata Mary, morta in seguito agli ultimi eventi della seconda stagione. Tituba, la misteriosa serva, che adesso possiede l'abilità di veggente, ha una orribile visione dell'Inferno sulla Terra. Capisce che l'unica persona che può provare a fermare il Diavolo, incarnatosi nel corpo del piccolo John, è la strega che lo ha partorito, la stessa Mary. Nel frattempo Isaac cerca di ripulire Knocker's Hole, tramite una presa di coscienza generale del popolino, e prendersi una rivincita su Mercy, che è divenuta la tenutaria del bordello locale. Anne, lottando per controllare i suoi poteri, continua a tenere prigioniero della loro casa il marito Cotton. Il Diavolo, con l'aiuto del Barone Marburg e del fratello Belzebù, altro angelo caduto, sta pianificando l'attacco finale contro Dio, e la venuta appunto dell'Inferno sulla Terra.

Incuriosito dall'ingresso nel cast nientemeno che di Marilyn Manson (nei panni di Thomas Dinley, barbiere/chirurgo in combutta con il Demonio), e supportato da mia sorella, alla quale piace farsi paura con storie di streghe (e di vampiri), ho ripreso la visione della terza, ed ultima stagione di Salem. La serie, la cui terza stagione appunto è andata in onda tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017, è stata definitivamente cancellata dalla WGN, causa il calo d'ascolti. In effetti, la trama stiracchiata, che mescola Bibbia e profezie demoniache, prende spunto dal mitico processo di Salem e mette in scena figure storiche (oltre che bibliche) realmente esistite ridicolizzandole all'ennesima potenza (Alden, Matter, Mary Wilcott, Tituba, Mercy Lewis, John Hale), promette fuochi d'artificio finali ma il tutto si risolve in una sorta di nulla di fatto. Qualche sussulto viene dagli effetti speciali. Manson se la cava bene, e Janet Montgomery è sempre bellissima. E' tutto.

Intrigued by the entry into the cast none other than Marilyn Manson (in the role of Thomas Dinley, barber / surgeon in league with the demons), and supported by my sister, who likes to be scared with stories of witches (and vampires), I resumed the vision of the third, and last season of Salem. The series, whose third season in fact aired between the end of 2016 and the beginning of 2017, has been definitively canceled by the WGN, due to the drop in ratings. In fact, the stretched plot, which mixes Bible and demonic prophecies, takes its cue from the mythical Salem process and stages historical (as well as biblical) figures actually existed ridiculing them extremely (Alden, Matter, Mary Wilcott, Tituba, Mercy Lewis, John Hale), promises final fireworks but all ends in a sort of nothing done. Some jolt comes from special effects. Manson is doing well, and Janet Montgomery is always beautiful. That's all.

20180109

Erica & Anna / Bria

The Girlfriend Experience - di Lodge Kerrigan e Amy Seimetz - Stagione 2 (14 episodi; Starz) - 2017

Erica Myles, il direttore finanziario di un super PAC repubblicano statunitense, ingaggia una escort, Anna Garner, per ottenere informazioni compromettenti sul conto di Mark Novak, un membro di una rete di donatori segreti. Bria, una ex escort, entra nel programma protezione testimoni per sfuggire ad una relazione violenta. Lei e Kayla, la figlia del suo ex compagno, sono trasferite in una piccola cittadina del New Mexico, dove sono sorvegliate dal Marshal Ian Olsen, mentre cercano di cominciare una nuova vita. A Bria viene assegnato un lavoro in catena di montaggio, ma le vecchie abitudini sono dure a morire.

I creatori della serie tornano con una seconda stagione dove si dividono i compiti e ognuno scrive e dirige una storia diversa. Kerrigan dirige la storia di Anna ed Erica, mentre Seimetz si occupa di quella di Bria. Stesse atmosfere rarefatte, fredde e spesso silenziose, di sofferenze personali e percorsi particolari, dove il corpo femminile è il mezzo per acquisire di tutto, dal denaro alle informazioni, dall'affermazione personale alla fiducia di un sorvegliante. Intrigante, conturbante, malato. Cast estremamente interessante: Anna Friel è Erica, Carmen Ejogo (ex moglie di Tricky e di Jeffrey Wright) è Bria. Con la Ejogo troviamo anche Tunde Adebimpe (il cantante dei TV on the Radio), nei panni di Ian, e Harmony Korine (regista, sceneggiatore, fotografo, attore, scrittore) nella parte di Paul.

The creators of the series return with a second season where the tasks are divided and each one writes and directs a different story. Kerrigan directs the story of Anna and Erica, while Seimetz deals with that of Bria. Same rarefied, cold and often silent atmospheres, of personal sufferings and particular paths, where the female body is the means to acquire everything from money to information, from personal affirmation to the trust of an overseer. Intriguing, disturbing, ill. Extremely interesting cast: Anna Friel is Erica, Carmen Ejogo (ex-wife of Tricky and Jeffrey Wright) is Bria. With Ejogo we also find Tunde Adebimpe (the singer of TV on the Radio), as Ian, and Harmony Korine (director, screenwriter, photographer, actor, writer) as Paul.

20180108

Shutdown

Mr. Robot - Di Sam Esmail - Stagione 3 (10 episodi; USA Network) - 2017

Zhang dà per scontato che Elliot morirà, una volta che il suo lavoro "involontario" per la Dark Army sarà completato. Tyrell in preda al panico chiama Irving, il suo contatto con la Dark Army. Elliot si sveglia una settimana dopo insieme ad Angela. Scopre che le informazioni sono sparite. Arriva Darlene che lo mette sotto pressione per avere informazioni, in maniera molto sospetta, e lui mente, dicendole che Tyrell non è mai stato coinvolto. Mancando ancora l'energia elettrica, lei lo porta in un club clandestino, dove è in corso un torneo di hacker. Elliot riesce a chiudere la backdoor della E Corp, ma gli scagnozzi della Dark Army li interrompono. Elliot pensa di bloccare la seconda parte del piano. Essendo ormai convinto che la "rivoluzione" abbia peggiorato le cose, chiede ad Angela di trovargli un lavoro alla E Corp, per sistemare le cose. La notte stessa torna però Mr. Robot, e Angela lo conduce al nascondiglio di Tyrell e Irving, per creare un altro modo per far avanzare la seconda parte del piano. Angela è convinta di riuscire a manipolare Elliot, come fa Mr. Robot, credendo nel piano di Whiterose: annullare tutto quello che la E Corp ha creato, e creare un nuovo mondo.

Lo confesso, ho fatto una fatica tremenda per portare a termine la visione di questa terza stagione di Mr Robot, decisamente una delle serie più innovative degli ultimi anni, ma che con il passare delle stagioni si è attorcigliata su se stessa, guardandosi allo specchio e dicendosi quanto è bella e geniale. Non bastano le saltuarie trovate di regia, per ravvivare un plot complicatissimo che, però, è entrato in una sorta di ridondanza. Non sono sicuro che riuscirò a seguirlo ancora, seppure la quarta stagione è stata confermata.

I confess, I had to do a tremendous effort to complete the vision of this third season of Mr Robot, definitely one of the most innovative series of the last years, but that with the passing of the seasons has twisted on itself, looking itself in the mirror and telling itself how beautiful and brilliant it is. It is not enough the occasional tricks of shooting, to refresh a very complicated plot that, however, has entered a kind of loop. I'm not sure I'll be able to follow it again, even though the fourth season has been confirmed.

20180107

I testimoni

Les Témoins - Di Marc Herpoux e Hervé Hadmar - Stagioni 1 e 2 (6 e 8 episodi; France 2) - 2015/2017

Le Tréport, Francia del nord. Qualcuno si diverte a dissotterrare cadaveri dai cimiteri della zona, e a comporre con questi delle scenette familiari, dentro alcune case modello, usate dai costruttori per vendere dei nuovi lotti. Sandra e Justin sono la coppia di investigatori ai quali viene assegnato il caso, e dopo poco si affianca loro Paul Maisonneuve, vecchio capo della polizia locale, che sembra implicato in qualche modo.
Dopo qualche tempo, Sandra e Justin si trovano alle prese con un assassino seriale che rapisce delle donne, e uccide tutti gli uomini con i quali la rapita ha avuto rapporti.

Intrigante procedurale poliziesco francese, che è andato in onda, oltre che in patria, in Belgio, UK, USA, Italia. Ritmo diverso da quello a cui ci hanno abituato i polizieschi USA, si ispira a The Killing (e ha quindi un ritmo "europeo") a detta dei creatori, e ha una strana coppia di protagonisti: Marie Dompnier (Sandra) è un'attrice anche teatrale, ha una bellezza selvaggia e pare nata per la parte; Jan Hammenecker (Justin), belga, fisicamente fuori dagli schemi, è l'indimenticabile Dikke Lul di Ex Drummer, ma pure un espertissimo attore a tutto tondo.
Suggestivi gli scenari, e intriganti gli intrecci. Si vocifera di una terza stagione. La canzone dei titoli di testa è We Don't Die, di Tricky, cantata da Francesca Belmonte.

Intriguing French police procedural, which was broadcast, as well as at home, in Belgium, UK, USA, Italy. A different rhythm from what the US police series have accustomed us to, inspired by The Killing (and therefore has a "European" rhythm) according to the creators, and has a strange couple of main characters: Marie Dompnier (Sandra) is an actress also theatrical, she has a wild beauty and seems born for the part; Jan Hammenecker (Justin), Belgian, physically outside the box, is the unforgettable Dikke Lul by Ex Drummer, but also a very well-rounded actor.
Suggestive scenarios, and intriguing intertwining. There are rumors of a third season. The title song is We Don't Die, by Tricky, sung by Francesca Belmonte.

20180105

Unworthy

The Exorcist - di Jeremy Slater - Stagione 2 (10 episodi; Fox) - 2017

Padre Tomas e Padre Marcus, ormai divenuti esorcisti viaggianti, cercano di salvare Cindy, una donna posseduta da un demone dopo il suo aborto. Le cose si complicano perché il marito di Cindy, lo sceriffo locale, si rifiuta di credere alla possessione della moglie, e cerca in tutti i modi, insieme ai suoi amici, di impedire l'esorcismo. Durante i tentativi di esorcismo, il demone riesce a penetrare lo spirito di Tomas.
Intanto a Nachburn, un'isola non lontana da Seattle, Andrew Kim, un padre affidatario che non ha ancora superato il suicidio dell'amata moglie Nicole, sta per dare il benvenuto a Rose Cooper, impiegata dei servizi sociali, con la quale ha avuto una storia prima di sposare Nicole, che deve decidere se la casa di Andy è adatta ai ragazzi in affido. Caleb, uno di loro, un adolescente cieco, inizia a comportarsi in modo strano.

La seconda stagione di The Exorcist, sottotitolata The Next Chapter, tenta di portare avanti la sottotrama della congiura satanica in Vaticano, e di introdurre alcune "nuove avventure" per la strana coppia di esorcisti itineranti. Alcune cose fanno decisamente sorridere, altre annoiano, altre sono decisamente di troppo, così come buona parte degli episodi. La mia parte preferita è quella del complotto e delle possessioni "importanti", mentre la serie si concentra su quelle "comuni". Interessante e provocatoria la scelta dell'orientamento sessuale di Padre Marcus. Insomma, cose buone e cose meno buone. I risultati di audience sono leggermente in calo, e al momento non ci sono certezze sulla possibilità di una terza stagione.

The second season of The Exorcist, subtitled The Next Chapter, attempts to carry forward the subplot of the satanic conspiracy in the Vatican, and to introduce some "new adventures" for the strange pair of itinerant exorcists. Some things are definitely funny (not in a good way), others boring, others are definitely redundant, as well as most of the episodes. My favorite part is that of the conspiracy, and the possessions of remarkable characters, while the series focuses on the "common" ones. The choice of the sexual orientation of Father Marcus is interesting and provocative. In short, good things and less good things. The audience results are slightly down, and at the moment there are no certainties about the possibility of a third season.

20180104

Scuro

Dark - Di Baran bo Odar e Jantje Friese - Stagione 1 (10 episodi; Netflix) - 2017

2019, Winden, Germania. Nella cittadina sonnacchiosa, che ospita una centrale nucleare prossima allo spegnimento, immersa nella Foresta Nera, Michael Kahnwald, sposato con Hannah e padre di Jonas, si suicida impiccandosi. Lascia una lettera, dentro una busta, con precise istruzioni: non aprire prima del 4 novembre, alle 10,13. La madre Ines, infermiera in pensione, trova la busta prima della famiglia, e se ne impossessa. Jonas, adolescente angosciato, torna a scuola proprio il 4 novembre, dopo aver passato diversi mesi in una struttura psichiatrica, dove è stato ricoverato dopo aver avuto allucinazioni su suo padre. Il suo amico Bartosz ha detto a tutti che Jonas era in Francia a studiare. Jonas torna e scopre che Bartosz sta insieme a Martha Nielsen, la ragazza di cui lui è da sempre innamorato. Due settimane prima del ritorno di Jonas, Erik Obendorf, lo spacciatore locale, è scomparso senza lasciare traccia. Ulrich, padre di Martha, Magnus e del pre-adolescente Mikkel, detective locale, è in carica dell'indagine, ma ci sono pochi indizi. I genitori di Ulrich, ormai vecchi, non hanno mai superato l'identica scomparsa nel nulla del di lui fratello Mads, avvenuta esattamente 33 anni prima. Jonas, Bartosz, Martha, Magnus e Mikkel, si recano nei pressi della grotta locale (adiacente alla centrale nucleare), in mezzo alla foresta, nella speranza di ritrovare la scorta di droghe di Erik, mentre i genitori di tutti i giovani tengono una riunione cittadina per discutere sulla recente scomparsa. I ragazzi si imbattono nella compagna di scuola Franziska Doppler, e non la trattano amichevolmente, prima di fuggire a causa di un rumore devastante proveniente dalla grotta. Ines apre la lettera quella notte. Jonas, mentre corre, ha una visione del padre insanguinato. Nella confusione della fuga, Mikkel scompare. Il giorno seguente, nella foresta, viene ritrovato il corpo di un bambino dell'età di Mikkel, segnato da una ustione sugli occhi, ma non è Mikkel. Vediamo Erik legato ad una sedia, in una stanza particolarmente colorata, mentre un vecchio pezzo pop tedesco sta suonando a tutto volume, e una figura incappucciata sta stringendogli un meccanismo intorno alla testa, esattamente all'altezza delle bruciature ritrovate sul corpo del ragazzino nella foresta. 

Decisamente affascinante questa prima stagione di Dark, serie tedesca prodotta da Netflix, che mette insieme genere giallo, poliziesco, fantascientifico, adolescenziale, con la fascinazione dei viaggi nel tempo e con il terrore nucleare post-Chernobyl. Flemma tedesca nelle recitazioni, che però sono adatte, e tra le quali emergono delle buone individualità. L'atmosfera è il punto di forza, e ci rincuora il fatto che ci sarà una seconda stagione: non vediamo l'ora di tornare a Winden, e a viaggiare nel tempo!

This first season of Dark, a German series produced by Netflix, is decidedly fascinating: it combines genre thriller, police, science fiction, adolescence, with the fascination of time travel and post-Chernobyl nuclear terror. German phlegm in the recitations, but they are suitable, and among them good individualities emerge. The atmosphere is the strong point, and it encourages us that there will be a second season: we are looking forward to come back to Winden, and to travel through time!

20180103

Piccole grandi bugie

Big Little Lies - Di David E. Kelley - Stagione 1 (7 episodi; HBO) - 2017

Monterey, California. Durante una serata di beneficenza organizzata dalla scuola pubblica, viene perpetrato un omicidio, ma non viene rivelato né la vittima, né l'assassino. Con un flashback, veniamo introdotti a cinque famiglie di alcuni bambini del primo grado. Madeline Martha Mackenzie è una donna di carattere, una "femmina alfa", benestante e temuta, madre di una bambina appunto, iscritta al primo grado, e di un'altra figlia adolescente, avuta da un matrimonio precedente. La sua più cara amica, Celeste Wright, una avvocatessa non più praticante, è invece madre di due gemelli che stanno anch'essi iniziando la scuola. Una novità in città è Jane Chapman, giovane madre single, che cresce il figlio Ziggy. La figlia di Renata Klein, Amabella, accusa Ziggy di aver tentato di strangolarla proprio durante il primo giorno di scuola. Ziggy nega. Madeline e Celeste stringono amicizia con Jane. Alcuni segreti vengono svelati: Madeline sta cercando di far convivere il suo attuale matrimonio con quello del suo ex marito Nathan, che è tornato in città con la sua nuova moglie Bonnie, istruttrice di yoga, e al tempo stesso sta provando a far funzionare la sua relazione con la figlia adolescente. Celeste sembra avere una vita felicissima con il marito Perry, ma inizia a mostrare segni di violenza domestica. I motivi del trasferimento in città di Jane, sono sconosciuti.

Grande successo di pubblico e di critica per questa, in origine, miniserie tratta dal libro omonimo di Liane Moriarty, sceneggiata da David E. Kelley (Ally McBeal, Chicago Hope, Boston Legal) e diretta da Jean-Marc Vallée (Wild, The Young Victoria, Dallas Buyers Club). Produzione HBO, cast come si suol dire stellare (Reese Whiterspoon, Nicole Kidman, Shailene Woodley, Alexander Skarsgard, Adam Scott, Zoe Kravitz, Laura Dern), ambientazione meravigliosa nella high-class californiana, costruzione "a ritroso", ottimo intreccio e interpretazioni super-professionali, naturalmente anche da parte degli interpreti secondari. Si lascia guardare che è un piacere, fa vagamente riflettere sulla fallace natura umana, ma soprattutto, sulle violenze domestiche e sulla difficoltà ad ammetterle, anche a se stessi. Come detto, doveva essere una miniserie autoconclusiva, ed infatti, alla fine si svela sia la vittima, sia il carnefice, ma la produzione ed il cast sta seriamente pensando a dare a Big Little Lies un seguito. Speriamo sia degno.

Great success, both of public and critics, for this, formerly, miniseries taken from the book of the same name by Liane Moriarty, written by David E. Kelley (Ally McBeal, Chicago Hope, Boston Legal) and directed by Jean-Marc Vallée (Wild, The Young Victoria, Dallas Buyers Club). HBO production, cast, as we say, stellar (Reese Whiterspoon, Nicole Kidman, Shailene Woodley, Alexander Skarsgard, Adam Scott, Zoe Kravitz, Laura Dern), wonderful setting in the Californian upper class of Monterey, construction by flashback, excellent interweaving and interpretations super-professional, of course also by secondary performers. It's an easy-going watching, the vision encourage to vaguely reflects about the fallacious human nature, but above all, on domestic violence and on the difficulty in admitting it, even to oneself. As said, it must have been a self-contained miniseries, and in fact, both the victim and the executioner are revealed in the end, but the production and the cast are seriously considering giving this Big Little Lies a sequel. We hope it is worthy.

20180102

Questo è lo spirito

That's the Spirit - Bring me the Horizon (2015)

Arrivo tardi, a questi Bring Me the Horizon (da un dialogo di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna), band di Sheffield, UK. Questo disco del 2015, ultimo, per il momento, in studio, è il loro quinto, mentre loro sono assieme ormai da 13 anni. Iniziano con delle fortissime influenze metalcore, quasi alla Dillinger Escape Plan, mentre si ammorbidiscono pian piano, fino a suonare, adesso, un po' come i Linkin' Park inglesi. Eppure, il disco mi ha preso, e mi sono andato a riascoltare tutta la loro discografia a ritroso. Sono duri quando serve, si sente che hanno un gran gusto melodico ma che si divertono pure quando c'è da premere sull'acceleratore, sono giovani ma sono ottimi musicisti. Le tastiere danno al tutto un retrogusto drammatico, il cantante, Oliver Sykes, è un bel personaggio da rotocalchi, anche rosa. Insomma: non cambieranno la storia della musica, ma ci piacciono.



I arrive late, to these Bring Me the Horizon (from a dialogue of Jack Sparrow in Pirates of the Caribbean - The Curse of the Black Pearl), band of Sheffield, UK. This record of 2015, last, for the moment, from the studio, is their fifth, while they have been together for 13 years. They start with very strong metalcore influences, almost like the Dillinger Escape Plan, while they soften slowly, until they play, now, a bit like the British Linkin' Park. Still, the record got me, and I went to listen to all their backward discography. They are hard when needed, you can heard that they have a great melodic taste but that they have fun even when they have to press on the accelerator, they are young but they are excellent musicians. The keyboards give the whole a dramatic aftertaste, the singer, Oliver Sykes, is a beautiful character from magazines, even the pink ones. In short: they will not change the history of music, but we like them.