No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20170921

Invasore nativo

Native Invader - Tori Amos (2017)

Quindicesimo disco per la rossa Myra Ellen Amos, disco ispirato dalla ricerca delle sue radici, da questioni familiari, che poi ha preso una piega diversa, almeno nei testi, al momento dell'elezione di Trump. La Amos, oggi 54enne (mi ha fatto sorridere una sua dichiarazione nel corso di un'intervista: "La menopausa è stata l'insegnante più dura che ho incontrato; più dura del successo"), artista che sa come scrivere canzoni, e che ha sperimentato molti tipi di ispirazione, per arrivare fino ad oggi con qualcosa da dire, ci prova ancora, disseminando il disco di innesti relativamente nuovi per lei, o quantomeno per dare nuova linfa alla sua musica. Il disco non è un brutto disco, ma manca di quell'intensità alla quale, come i veri grandi, lei ci ha abituato. Nonostante bei pezzi quali Breakaway, Reindeer King, come purtroppo solo alcuni dei critici più importanti hanno avuto il coraggio di scrivere, Native Invader è un disco che parte con le migliori intenzioni, ma è in gran parte un disco dimenticabile. Siccome l'impegno sembra esserci, e Tori Amos non mi sembra di quegli artisti che si limitano al compitino per portare a casa la pagnotta, lungi da me lo scrivere dichiarazioni tombali: aspettiamo con calma il prossimo lavoro.



Fifteen album for the ginger-head Myra Ellen Amos, a disc inspired by the search for its roots, from family issues, which then took a different turn, at least in the lyrics, after Trump's election. Amos, today aged 54 (made me smile at her statement during an interview: "Menopause is the hardest teacher I've met. Harder than fame"), an artist who knows how to write songs, and that has experienced many types of inspiration, to date, in order to arrive with always something to say. She still trying to, also with this new album, disseminating the disc of relatively new grafts for her, or at least to give new lymph to her music. The record is not a bad record, but it lacks the intensity that, like the big ones, she let us used to. Despite such good tracks as "Breakaway", "Reindeer King", unfortunately only some of the most important critics have had the courage to write, "Native Invader" is a record that starts with the best intentions but is largely a forgettable work. Since the commitment seems to be there, and Tori Amos does not seem to me to those artists who are just compelled to take home the loaf, I'm far from writing tomb declarations: I'm looking forward to the next work.

20170920

Angelo numero uno

Number 1 Angel - Charli XCX (2017)

Risalendo da Ghali e Sfera, entrambi catalogati come trap, mettendo dentro Mura Masa (collaborazione sul debutto Mura Masa su 1 Night), sono arrivato a questa 25enne inglese di Cambridge, nata da padre scozzese e madre indiana gujarati, e mi sono messo ad ascoltare il suo ultimo disco originale, Sucker del 2014, dove ho riconosciuto il tormentone Boom Clap, dando finalmente un nome all'autrice. Essendo però questo Number 1 Angel il suo ultimo lavoro ufficiale, seppure un mixtape, quindi collaborazioni e niente di veramente originale, ho deciso di parlarvi brevemente di questo. Beh, anche se questo, per me e per molti della mia età, non è per niente il nostro campo, dobbiamo arrenderci all'evidenza, perché i nostri figli o nipoti, ascolteranno quantomeno anche questo genere di cose; e c'è da riconoscere che la ragazzina è sfacciata (come molte altre con le quali collabora e ha collaborato, penso solo a Iggy Azalea o a Brooke Candy) ma anche dotata. Il disco è divertente, soprattutto, ed ha dei ganci niente male (Dreamer, Emotional, ILY2, Lipgloss). La casa discografica sta implorando il disco nuovo. Prepariamoci.



Going back from Ghali and Sfera, both featured as trap, considering the link with Mura Masa (collaboration on the Mura Masa debut on "1 Night"), I came to this 25-year-old Englishwoman from Cambridge, born of Scottish father and Gujarati Indian mother, and I listened her latest original album, "Sucker" of 2014, where I recognized the international hit "Boom Clap", finally giving a name to the author. However, being this "Number 1 Angel" her last official work, though a mixtape, so collaborations and nothing really original, I decided to talk to you briefly about this. Well, although this, for me and for many of my age, is not our field at all, we have to give up in front of the evidence, because our children or nephews will even listen to this sort of thing; and there is a recognition that the girl is brazen (like many others with whom she collaborates and has collaborated, I only think of Iggy Azalea or Brooke Candy) but also gifted. The album is fun, above all, and has hooks not bad ("Dreamer", "Emotional", "ILY2", "Lipgloss"). The record company is begging for the new record. Be prepared.

20170919

Sogno americano

American Dream - LCD Soundsystem (2017)

Gli LCD Soundsystem sono un'altra band della quale non ho mai afferrato fino in fondo il senso, e quindi, di conseguenza non sono mai riuscito a comprenderne il successo, soprattutto di critica, e rimango tutt'ora sbigottito leggendo recensioni lunghe come tesi di laurea, che sviscerano i testi di James Murphy, riuscendo a leggerci i passaggi della sua vita, le sue influenze, perfino con chi ha litigato qualche anno prima. Prendete quindi questa mia con le molle, considerando che parto da un punto di vista difficile da convincere, seppure abbia ascoltato i loro dischi anche precedenti, e li abbia visti dal vivo almeno una volta. Questo American Dream è il loro quarto disco in 15 anni di vita, ma consideriamo che Murphy aveva annunciato che il precedente This Is Happening poteva essere l'ultimo disco, e che addirittura, nel 2011 la band aveva suonato gli ultimi concerti a NY.
Ed è un disco che prosegue sulla linea già disegnata in passato, una linea che a me ricorda tantissimo di Talking Heads, seppure abbiano ragione i critici più accreditati, sul fatto che l'influenza più grande sul lavoro di Murphy sia decisamente quella di David Bowie. Le canzoni, benché spesso rarefatte, sono ben scritte, e l'insieme è fortissimamente imbevuto di elettronica anni '80; le digressioni volute da Murphy, naturalmente soprattutto sui pezzi più lunghi ed espansi (How Do You Sleep?, Black Screen), portano ad una piacevole deriva psichedelico-elettronica. Un ritorno all'altezza, per un genere che personalmente non mi entusiasma, ma del quale riesco a riconoscere l'interesse.



LCD Soundsystem are another band I have never grasped the meaning, so I've never managed to understand its success, especially the criticis one, and I am still embarrassed by reading long reviews as a thesis of graduate degree, who read the lyrics of James Murphy, by persons able to read the passages of his life, his influences, even recognizing with those who quarreled a few years earlier. So keep that in mind, considering that I start from a difficult point of view, even though I've heard their earlier records, and have seen them live at least once. This "American Dream" is their fourth album in 15 years, but remember that Murphy had announced that the previous "This Is Happening" could be the last record, and that even in 2011 the band had played the latest concerts in NY.
And it is a record that goes on the line already drawn in the past, a line that reminds me a lot of Talking Heads, though the most acclaimed critics are right, that the greatest influence on Murphy's work is definitely that of David Bowie. The songs, though often rarefied, are well-written, and the set is heavily immersed in 80s electronics; Murphy's digressions, naturally especially on the longer and expanded tracks ("How Do You Sleep?", "Black Screen"), lead to a pleasing psychedelic-electronic derivative. A return to the height, for a genre that personally does not excite me, but of which I can recognize the interest.

20170918

Re di tutto

King of Everything - Jinjer (2016)

Eccoci a parlare brevemente dei Jinjer, band ucraina che accompagnerà gli Arch Enemy nelle loro date europee (meno quelle russe, immagino capirete il perché). Qui al secondo disco, il primo per l'etichetta Napalm Records, con una formazione a quattro che vede Yevgeny Abdyukhanov al basso, Vlad Ulasevich alla batteria, Roman Ibrahhalilov alla chitarra, e Tatyana Shmaylyuk alla voce. Proprio la versatilità della voce di Tatyana, permette alla band, che di base pratica un djent piuttosto tecnico, di sperimentare incursioni in altri generi, cosa piuttosto importante per provare a non arenarsi in un songwriting troppo omogeneo e ripetitivo. Il risultato è ancora acerbo, ma chissà, se i ragazzi sono stati abbastanza bravi ad uscire dall'Ucraina ed affacciarsi sulla scena internazionale, potrebbero essere altrettanto bravi a riuscire nella ricerca di un minimo di originalità.



Here we are briefly talking about the Jinjer, a Ukrainian band that will accompany Arch Enemy on their European dates (less Russian ones, I guess you will understand why). Here is the second record, the first one for the Napalm Records label, with a four-seater line-up, that sees Yevgeny Abdyukhanov on bass, Vlad Ulasevich on drums, Roman Ibrahhalilov on guitar, and Tatyana Shmaylyuk on vocals. It's the versatility of Tatyana's voice allows the band, which basically practices a djent, rather technical, to experience incursions into other genres, which is rather important to try not to stick in the mud of a too homogeneous and repetitive songwriting. The result is still green, but who knows if the guys were good enough to leave Ukraine and look over the international scene, they could be just as good at finding a minimum of originality.

20170917

Chickenfoot

Best + Live - Chickenfoot (2017)

Nel mese di marzo del 2017, è uscito questo doppio lavoro per i Chickenfoot, e si, avete capito bene, è una specie di Best Of per una band che ha all'attivo solo due dischi in studio. In realtà, il doppio cd consta di un inedito (Divine Termination), un piccolo Greatest Hits di 10 tracce, tre cover registrate dal vivo (Higway Star dei Deep Purple, Bad Motor Scooter dei Montrose, My Generation degli Who), e un disco live contenente 11 tracce. Da tenere di conto che i due dischi da studio della band in questione sono usciti rispettivamente nel 2009 e nel 2011, dopo di che hanno pubblicato un bel live (LV) alla fine del 2012, quindi l'operazione appare come il giro delle elemosine in chiesa. Approfitto di queste righe per riflettere, ancora una volta, sul senso di questo supergruppo, che a me è piaciuto fin dall'inizio. E' davvero un peccato che i rispettivi membri dipendano soprattutto dagli impegni di Chad Smith con i Red Hot Chili Peppers, una band che non ha più nulla da dire; invece, i Chickenfoot, potrebbero regalarci delle cose semplicemente rock, ma senza dubbio piacevoli. 



In March of 2017, this double work by Chickenfoot was released, and you, you know, is a kind of Best Of for a band that has only two studio albums. In fact, the double cd consists of an unreleased track, "Divine Termination", a small "Greatest Hits" of 10 tracks, three live cover version ("Higway Star", Deep Purple, Montrose's "Bad Motor Scooter", "My Generation" by the Who), and a live disc containing 11 tracks. Keep in mind that the two studio albums of the band in question came out in 2009 and 2011 respectively, after which they released a beautiful live (LV) at the end of 2012, so the operation looks like the lap of alms in church. I take the opportunity of these lines to reflect once again on the meaning of this supergroup, which I liked from the beginning. It is a shame that their members depend above all on Chad Smith's commitments with Red Hot Chili Peppers, a band that has nothing left to say; on the other hand, the Chickenfoot, they could give us things just rock, but no doubt pleasurable.

20170915

La volontà del potere

Will to Power - Arch Enemy (2017)

E' tutto vero. Gli attuali Arch Enemy, dopo l'ennesimo cambio di formazione (l'ingresso di Jeff Loomis dei Nevermore alla chitarra solista, dopo l'abbandono di Nick Cordle nel 2014, nel bel mezzo del tour di War Eternal), sono una cosa diversa da quelli degli esordi (non per niente, nel 2016 i membri fondatori si sono riuniti nel progetto Black Earth, esibendosi un tour giapponese tutto esaurito e suonando solo pezzi dai primi tre dischi), e comprendo le recensioni non entusiastiche a questo decimo album in studio. Ma, sarà anche per il fatto che ho pure deciso, per puro divertimento, di andarli a vedere dal vivo, voglio essere positivo, e vi dirò che la cosa è normale, il fatto che ormai non possano più essere considerati melodic death metal, ma probabilmente e più correttamente solo metal, è una naturale prosecuzione del loro percorso, e il risultato dei cambi di formazione, e di adeguamento al mercato. Questo disco è del resto il primo sul quale vengono usate le clean vocals, anziché esclusivamente il growling, contiene, in pratica, una vera e propria ballad (Reason to Believe), e nonostante tutte le interviste in cui soprattutto la bella Alissa parla della profondità delle liriche, non spicca di certo per testi privi di cliché.
Eppure, il disco è massiccio, prodotto e suonato perfettamente, l'uso delle tastiere è come al solito dosatissimo e mai stucchevole, le chitarre funzionano alla perfezione e danno lezioni, la sezione ritmica va come un classico orologio svizzero, e la voce di Alissa White-Gluz è, ma lo sapevamo già, duttile sia in un modo che in un altro: come nota correttamente un recensore più accorto di me, che avesse una bella voce anche pulita si sapeva, e, ad un certo punto, e con una certa parsimonia, ha senso usarla. 
Magari, Will to Power non sarà il massimo dell'originalità. Nel metal, però, l'originalità non è mai stata moneta corrente.



It's all true. The current Arch Enemy, after another line-up change (Nevermore Jeff Loomis's entry to the solo guitar, after the departure of Nick Cordle in 2014, in the middle of the War Eternal tour) is something else than those in the debut (in fact, in 2016, the founding members gathered in the Black Earth project, performing a sold out Japanese tour and playing only tracks from the first three albums), and I understand the bad reviews of this tenth studio album. But it will also be because I have decided, for fun, to see them live, I want to be positive, and I'll tell you that's normal, the fact that they can no longer be considered melodic death metal, but probably and more correctly just metal, is a natural continuation of their path, and the result of change in line-up and adaptation to the market. This record is the first one on which clean vocals are used, instead of exclusively the growling, in fact, contains a real ballad (Reason to Believe), and despite all the interviews in which the beautiful Alissa speaks of depth of lyrics, certainly does not stand out for cliché-free lyrics.
Yet, the album is massive, produced and played perfectly, keyboard use is, as usual measured and never nauseating, guitars work perfectly and give lessons, the rhythmic section goes like a classic Swiss watch, and the voice of Alissa White-Gluz is, but we knew it already, ductile in a way and in another: as a better-than-me reviewer correctly notes, that she had a good voice even clean we knew, and at one point and with a some parsimony, makes sense to use it.
Maybe, "Will to Power" will not be the ultimate in originality. But, in metal, however, originality has never been a rule.

20170914

Una comprensione più profonda

A Deeper Understanding - The War on Drugs (2017)

Non vi ho mai parlato dei The War on Drugs, una di quelle band delle quali non riesco a comprendere il successo di pubblico e critica. Stavolta, invogliato da una recensione entusiasta di Giovanni Ansaldo su Internazionale, ho (ri)provato ad ascoltare la band di Adam Granduciel, ed ex band di Kurt Vile (lo stile non si discosta molto, infatti), con rinnovata attenzione, in cerca della folgorazione. Folgorazione che, ve lo dico in anticipo, non è arrivata.
Ho letto molte altre recensioni sul disco, durante i vari ascolti. Il punto di ognuna di queste è che i The War on Drugs fanno quel rock americano considerato classico, tra Springsteen, Tom Petty e un poco di Neil Young (non prenderei in considerazione gli arditi accostamenti a Bob Dylan), dandogli una spolverata con i synth, e curando nei minimi dettagli gli arrangiamenti. E' verissimo che soprattutto i pezzi di questo nuovo album sono densi, pieni di strumenti, cesellati a fondo, ed è vero che il tutto suona come un qualcosa di Springsteen modernizzato, ma cantato con la voce di Bryan Adams meno roca. Molti si stracciano le vesti perché in questo disco ci sono molti assoli, altra cosa vera, ma insomma, gli assoli belli sono fatti in un'altra maniera, almeno secondo il mio modestissimo parere. Testi sulla perdita e sul desiderio, e un modo di scrivere le canzoni piuttosto classico, una voce passabile e strumenti ben suonati: l'emozione, sempre secondo me, la troviamo da un'altra parte.



I never talked about The War on Drugs, one of those bands fo which I can not understand public and critical success. This time, enticed by an enthusiastic review by Giovanni Ansaldo on Internazionale, I (re) tried to listen to Adam Granduciel's band, and Kurt Vile's former band (the style does not differ much), with renewed attention in search of an enlightenment. Lightning that, I tell you in advance, has not arrived.
I've read many other reviews on the album during the various listening. The point of each of these is that The War on Drugs make that rock considered classic, between Springsteen, Tom Petty and a bit of Neil Young (I would not consider the daring combinations with Bob Dylan), giving him a sprinkling with the synths, and taking care of the arrangements in the slightest detail. It's true that most of the tracks of this new album are dense, full of instruments, chiseled down, and it's true that everything sounds like something of Springsteen modernized, but sang with Bryan Adams' voice less rough. Many are excited because there are many solos in this record, still true, but in short, the beautiful solos are made in another way, at least according to my humble opinion. Lyrics about loss and desire, and a rather classic songwriting, a regular voice and well-played instruments: the emotion, always in my opinion, is in another place.

20170913

Marchiato a morte

Marked To Death - Emma Ruth Rundle (2016)

Altra artista conosciuta "in ritardo" grazie a dritte di amici che sanno (di esserlo e di sapere), Emma Ruth Rundle, affascinante già dal nome, chitarrista cantante e compositrice, ma anche artista visuale, nata e cresciuta nell'area di Los Angeles, è tutt'ora membro di band underground quali Red Sparrowes (con componenti di Isis e Neurosis) e Marriages, e questo è il suo terzo lavoro solista, dopo un debutto completamente strumentale (Electric Guitar: One) nel 2011, e Some Heavy Ocean (ottimo disco) nel 2014. Decisamente rock, nel senso più ampio del termine, Marked for Death (titolo ispirato, forse, dalle sofferenze causatele da una fastidiosa adenomiosi) è un disco dalla bellezza cristallina, fatto da un lavoro chitarristico estremamente tecnico, e da una voce che, senza sforzi, riesce a dare profondità a pensieri dolorosi, come i suoi testi. Lavorando sulla scrittura, Emma Ruth riesce a scrivere perle quali Heaven, o anche Real Big Sky, Hand of God o la mia preferita Protection, canzoni che la posizionano molto in alto nella immaginaria classifica di compositori dotati. Disco bellissimo, senza dubbi e senza paure di smentita.



Another artist that I known "late" thanks to a suggestion from friends who know (to be friends and to know), Emma Ruth Rundle, fascinating already by her name, singer, composer, guitarist, but also visual artist, born and raised in Los Angeles, is still a member of underground bands such as Red Sparrowes (with Isis and Neurosis members) and Marriages, and this is her third solo job, after a completely instrumental debut ("Electric Guitar: One") in 2011, and "Some Heavy Ocean" (excellent album) in 2014. Strongly rock, in the broadest sense of the term, this "Marked for Death", is an album by crystal-clear beauty, made by an extremely technical guitar work, and from a voice that effortlessly leads to depths of painful thoughts, such as her own lyrics. Working on songwriting, Emma Ruth wrote pearls such as "Heaven", or "Real Big Sky", "Hand of God", or my favorite "Protection", songs that put her up higher, in an imaginary list of composers. Beautiful album, without doubt and without fear of denial. 

20170912

Il fischio girava

Hiss Spun - Chelsea Wolfe (2017)

Ho appena letto una recensione particolarmente cattiva sul quinto disco di Chelsea Joy Wolfe (33enne statunitense di discendenze tedesche e norvegesi, nata a Roseville, California e cresciuta a Sacramento), e ho pure capito quello che questa persona argomentava, trovando anche gli spunti interessanti. Ma, si sa, l'arte è soggettiva, e da queste parti Chelsea piace, piace ancor di più dopo il live dell'anno passato, e figuriamoci se non piace dopo un disco (che ufficialmente uscirà il 22 settembre), nel quale, ufficialmente da più parti, viene definito come il suo definitivo abbraccio al metal. Prodotto da Kurt Ballou (Converge), con le collaborazioni illustri di Troy Van Leuween (QOTSA) ed Aaron Turner (Isis), il disco racchiude 11 pezzi ed un interludio estremamente coinvolgenti, pesanti, dove la Wolfe mischia droni, chitarre metal, riverbero a tonnellate, liriche cupe, atmosfere gotiche. Dark metal? Forse. Se dobbiamo trovare un difetto, una certa omogeneità dei pezzi; ma l'approccio aggressivo, e l'atmosfera, come detto, decadente, cupa, ma decisamente coinvolgente, avvolgente, emozionale ed empatica, ripaga ampiamente l'ascoltatore. Static Hum e una sorta di manifesto di tutta questa bellezza, e come si sa, Pain is Beauty.



I just read a particularly bad review on fifth Chelsea Joy Wolfe's (33-year-old, from German and Norwegian descendants, born in Roseville, California and raised in Sacramento), and I even understood what this person argued, finding interesting things as well. But, you know, art is subjective, and Chelsea is liked here, she like me even more after the live concert I saw last year, and it was impossible I does not like her after a record (which will officially be released on September 22), in which, officially from several parts, is defined as its definitive embrace of metal. Produced by Kurt Ballou (Converge), featuring illustrious collaborations by Troy Van Leuween (QOTSA) and Aaron Turner (Isis), the album encloses 11 songs and one interlude, extremely engaging, heavy, where Wolfe mixes drones, metal guitars, reverbs, dark lyrics, gothic atmospheres. Dark metal? Maybe babe. If we have to find a flaw, a certain homogeneity of the tracks; but the aggressive approach, and the atmosphere, as it was already said, decadent, gloomy, but decisively engaging, enveloping, emotional and empathic, broadly repays the listener. "Static Hum" it's like a manifesto of all this beauty, and you know, Pain is Beauty.

20170911

Beduina

Bedouine - Bedouine (2017)

Disco di debutto per Azniv Korkejian, nata a Aleppo, Siria, da genitori armeni, cresciuta in Arabia Saudita, per poi trasferirsi con la famiglia negli USA, dopo aver vinto la Green Card tramite una lotteria. Boston, Houston, poi si separa dalla famiglia per andare a Los Angeles, poi Lexington, Kentucky in un'allevamento di cavalli, un anno a Austin e ancora Savannah, Georgia per una laurea in sound design. Ritorna a LA, conosce una comunità di musicisti che la fa sentire a casa, lavora nell'editing di dialoghi e musica, vicina all'industria cinematografica. Poi, un giorno nello studio entra il produttore Gus Seyffert in cerca di informazioni su alcune macchine, e lei si ritrova a registrare un pezzo. Comincia un altro viaggio. Sceglie il nome d'arte di Bedouine perché, appunto, la sua vita è stata un viaggio.Il produttore le "procura" nientemeno che il chitarrista turnista Smokey Hormel (ha suonato con tutti!), e ci mette lo zampino Matthew E. White. Il risultato è un disco soffice e levigato, fatto di un'americana raffinata, che si sposa con la bossa nova, archi e fiati qua e là a dare un tocco perfino barocco. Canzoni ben scritte, non certo la mia tazza di té, una certa assonanza con la grande Natalie Merchant e un pizzico di Norah Jones.



Azniv Korkejian, born in Aleppo, Syria, from Armenian parents, who grew up in Saudi Arabia, then moved to the US after winning the Green Card through a lottery. Boston, Houston, then split from the family to go to Los Angeles, then Lexington, Kentucky in a horse farm, a year in Austin, and again in Savannah, Georgia for a degree in sound design. Returns to LA, knows a community of musicians who make her feel at home, works in dialogue and music editing close to the movie industry. Then, one day in the studio, producer Gus Seyffert came in search of information on some machines, and she found herself recording a demo track. Another trip begins. She chooses the stagename of Bedouine because, in fact, her life was a journey. The producer "procures" no less than the session guitarist Smokey Hormel (he played with everyone!), and Matthew E. White puts his marks on her. The result is a smooth and blunt album, made of a sophisticated americana, who is married to the bossa nova, horns and winds here and there, to give even a baroque touch. Well written songs, certainly not my cup of tea, some assonance with the great Natalie Merchant and a pinch of Norah Jones.

20170910

L'età del potere

Powerage - AC/DC (1978)

Il fatto che l'amico Mazza e l'iconico chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards, citino Powerage, quinto disco "complessivo" (chi conosce un poco la discografia degli australiani sa che i primi due dischi furono pubblicati solo in patria, e solo uno dei due, High Voltage, fu ripubblicato come disco di debutto a livello internazionale) degli immarcescibili AC/DC, come loro disco favorito della band stessa, deve avere un perché. Ed ecco quindi che ne ho ripreso l'ascolto a ritmo sostenuto, per (ri)entrare nel magico mondo di quello che amo definire (ma che sicuramente ho copiato da qualcuno che lo ha inventato prima di me) blues elettrificato. Forse non è chiarissimo dall'apertura di Rock 'N' Roll Damnation, classico mid tempo alla AC/DC, seppure per le orecchie attente, anche se non esperte, non sarebbe un segreto. Eppure, il fatto che ci sia il blues alla base di tutto questo, di questa carriera che ha non troppi eguali nella storia della musica, appare palese già con il secondo pezzo, nomen omen, Down Payment Blues, dove, sempre a detta di critici ben più accreditati di me, Bon Scott affina il suo stile di scrittura lirica da street poet, e insieme alla band firma un pezzo storico. Grandi pezzi disseminati lungo il resto del disco, e sicuramente un'altra signature song, Riff Raff, che ogni volta accosto all'omonimo film di Ken Loach, pezzo praticamente perfetto, anche per descrivere senza sforzo il concetto che vi proponevo poc'anzi del "blues elettrificato". Non siamo ancora a metà disco, e la grandezza è già al sicuro. Eppure, immediatamente dopo arriva Sin City, e gli altri pezzi potrebbero sembrare inutili: ma non lo sono. What's Next to the Moon, Gone Shootin', Gimme a Bullet, Up to My Neck in You, Kicked in the Teeth (un'altra canzone spettacolare) e (in alcune versioni) Cold Hearted Man, completano uno dei molti grandi dischi, che questa grande band ha nella propria discografia.
Per la sezione curiosità, questo disco segna l'ingresso al basso di Cliff Williams al posto del licenziato Mark Evans; nei crediti Evans appare solo aver suonato su Cold Hearted Man (e magari è proprio per quello che il pezzo non appare in tutte le versioni del disco...), mentre Williams è accreditato del lavoro su tutte le altre canzoni. Eppure, sul libro The Youngs: The Brothers Who Built AC/DC di Jesse Fink, si dice che tutte le parti di basso sul disco furono suonate invece da George Young, fratello maggiore di Angus e Malcolm, musicista (The Easybeats), compositore (ha co-scritto la hit internazionale Love Is in the Air), e produttore dei primi lavori degli AC/DC (tra i quali anche questo).



The fact that friend Mazza, and iconic Rolling Stones' guitarist Keith Richards, cited "Powerage", the fifth "overall" record (who knows a bit about the Australian band's discography knows that the first two discs were only released "at home", and only one of these two, "High Voltage", was republished as an international debut album) of the undisputed AC/DC, as their favorite album of the band itself, must have a reason. And so I got back listening at a sustained pace, to (re) enter the magical world of what I like to define (but surely I copied from someone who invented it before me) electrified blues. Maybe it's not clear from the opening of "Rock 'N' Roll Damnation", a classic mid-tempo, as only AC/DC knows how to do it, though for the ears, though not expert, it would not be a secret. Yet, the fact that there is the blues at the heart of all of this, of this career that has not too many equal in the history of music, is already apparent with the second track, nomen omen, "Down Payment Blues", where, according to critics much more accredited than me, Bon Scott refines his style of writing lyrics as a "street poems", and together with the band he signs a historic track. Big songs scattered along the rest of the record, and surely another signature song, "Riff Raff", who each time remind me Ken Loach's homonymous movie, a pretty good track, also to effortlessly describe the concept that I put forward before "electrified blues". We're still halfway to the album, and the greatness is already safe. Yet, immediately after "Sin City" arrives, the other tracks may seem useless: but they are not. "What's Next to the Moon", "Gone Shootin'", "Gimme a Bullet", "Up to My Neck in You", "Kicked in the Teeth", and (in some versions) "Cold Hearted Man", completes one of the many great album this great band has in its own discography.
For the curiosity section, this record marks Cliff Williams's bass entry instead of the fired Mark Evans; Evans appears to have just played on "Cold Hearted Man" (and maybe it's just for this, that the song does not appear in all the versions of the album...), while Williams is credited with work on all the other songs. However, on Jesse Fink's "The Youngs: The Brothers Who Built AC/DC" book, it is said that all the bass on the album was played by George Young, Angus and Malcolm's older brother, a musician (The Easybeats), a composer (he co-wrote the international hit "Love Is in the Air"), and producer of the first AC/DC work (including this one).

20170908

Full Bush, Half Snickers

Orange is the New Black - Di Jenji Kohan - Stagione 5 (13 episodi; Netflix) - 2017

Come vi ricordate dal finale della quarta stagione, la rivolta è finalmente esplosa a Litchfield, esasperata dall'insoddisfazione per i tagli, ma soprattutto dalla grottesca morte di Poussey. Dayanara spara a Humprey, dopo che lui inizia ad implorare per la sua vita in spagnolo, una lingua che Daya non parla; lo colpisce alla coscia. Lo salva Sophia, con nozioni da paramedico per il suo passato da uomo e pompiere. Piper e Alex tentano di prendere Linda in ostaggio, ma si muovono a compassione, e alla fine la aiutano a travestirsi da detenuta per non farla prendere come ostaggio. Taystee, Black Cindy, Janae e Alison costringono Caputo a leggere una dichiarazione sulla morte di Poussey e la registrano su un iPad. Josh, un rappresentante della MCC, le aiuta a caricarle su Twitter (pensando che, per la società per la quale sta lavorando, è meglio far vedere il direttore che rinnega il passato, che detenute fuori controllo).

Nonostante un calo di apprezzamento dalla critica, e una prevedibile e normale stanchezza degli spettatori verso una serie arrivata alla quinta stagione, Orange is the New Black continua a far sorridere di situazioni spesso disperate, e a rappresentare un buon riflesso della società statunitense. Lo seguo ancora con un discreto interesse. La serie è stata rinnovata per altre tre stagioni.

Despite a decline in appreciation from critics, and a predictable and normal tiredness of viewers towards a series that has come to the fifth season, Orange is the New Black continues to make people smile about situations that are often desperate, and represents a good reflection of US society. I still follow it with a discreet interest. The series has been renewed for another three seasons.

20170907

Eastwatch

Game of Thrones - Di David Benioff e D.B. Weiss - Stagione 7 (7 episodi; HBO) - 2017

A Riverlands, Arya travestita da Walder Frey uccide tutti gli uomini della casata Frey, lasciando vive le donne. Si dirige poi a Sud, verso King's Landing, per uccidere la regina, come dice a dei soldati fedeli ai Lannister, insieme ai quali divide un pasto. I soldati lo prendono come uno scherzo.
Alla Barriera, mentre i White Walkers marciano verso Sud, Bran e Meera arrivano alla postazione dei Night's Watch, e vengono fatti entrare da Edd. 
A Winterfell, nonostante le obiezioni di Sansa, Jon Snow perdona i Karstark e gli Umber. Ordina a Tormund e ai suoi di fortificare Eastwatch, e di allenare tutti, compresi donne e bambini, per la battaglia con i White Walkers. Jon discute in privato con Sansa, chiedendole di non metterlo in imbarazzo in pubblico, lei ribatte che non vuole che commetta gli stessi errori del padre e del fratello maggiore. Jon riceve un messaggio da Cersei, per recarsi a King's Landing e sottomettersi. Littlefinger continua a tentare di ingraziarsi Sansa.
A King's Landing, Cersei e Jaime si sentono accerchiati. Euron Greyjoy arriva con la flotta di Ferro, e propone a Cersei l'alleanza e il matrimonio. Cersei rifiuta, ma Euron promette di tornare con vittorie e un regalo per il quale la regina non potrà più rifiutare il matrimonio.
A Oldtown, Sam è frustrato da tutto il lavoro manuale, e dal poco accesso alla conoscenza. Viene però a conoscenza, rubando dei volumi dalla libreria, di un enorme giacimento di dragonglass sotto Dragonstone, e ne informa Jon via corvo. A Oldtown c'è anche Jorah Mormont, in isolamento per l'espandersi del morbo grigio attraverso il suo corpo.
Daenerys arriva a Dragonstone con la sua flotta e il suo esercito; prende possesso del castello, ormai disabitato. Dentro la sala del consiglio di guerra, sola con Tyrion, gli chiede: "Cominciamo?".

Hype enorme, e solite critiche (si vede che non ci sono più i libri a supportare gli autori, che noia, poco sesso, poche battaglie, forza White Walkers, sembra una telenovela), la serie tv dall'impatto più devastante degli ultimi 10 anni prosegue il suo cammino verso il finale, che sarà quello della prossima e ottava stagione, che sarà composta di soli 6 episodi (ma, pare, tutti della durata di oltre 60 minuti).
Spettacolo per gli occhi a livello di location e di effetti speciali, mi sono piaciuti gli intrecci e perfino le rivelazioni del finale, seppure condivida la "simpatia" di molti per l'intrigante figura del Night King. Sono partite le speculazioni e le supposizioni sul finale e su rivelazioni sconvolgenti che potrebbero arrivare nella stagione conclusiva, e addirittura HBO sta lavorando su ben quattro spin off, che "girerebbero" attorno alla storia; segno evidente del marchio indelebile che Game of Thrones ha lasciato e lascerà nella storia televisiva.
L'ottava stagione non è ancora stata programmata esattamente, e potrebbe addirittura andare in onda nel 2019. Il problema è come ingannare l'attesa.

Huge hype, and usual criticisms (you can see there are no longer books to support the authors, that boredom, few sex, a few battles, c'mon White Walkers, looks like a telenovela), the TV series with the most devastating impact of the last 10 years goes on to the final, which will be the next and eighth season, which will be made up of only 6 episodes (but, apparently, all over 60 minutes).
A delight for the eyes, as locations and special effects, I liked the twists and even the revelations of the finale, though I share the "sympathy" of many for the intriguing figure of the Night King. Speculation and guesses on the finale, and about shocking revelations that could come in the closing season, and even HBO is working on four spin offs from the original history; an obvious sign of the indelible brand that Game of Thrones left and will leave in television history.
The eighth season has not yet been programmed exactly, and could even be aired in 2019. The problem is how to fool the wait.

20170906

Il sole di ogni Paese

Every Country's Sun - Mogwai (2017)

E' vero, come dice Dave Simpson su The Guardian, che non sono molte le band che riescono a suonare grande musica nella loro terza decade insieme. Il sound della band scozzese è sempre attuale, onirico, moderno e decadente al tempo stesso, adattissimo alle colonne sonore ma pure per diventare colonna sonora di un tratto di vita di ognuno. Reminiscenze post new wave, robuste linee di basso, tastiere e synth quanto basta per disegnare appunto atmosfere eteree ma forti. Addirittura un pezzo cantato, Party in the Dark, cosa mai esclusa, ma rara per i Mogwai, come anche in 1000 Foot Face. Disco valido per una band che non delude mai.



It's true, as Dave Simpson write on The Guardian, that there are few bands make great music in their third decade together. The sound of the Scottish band is always current, dreamy, modern and decadent at the same time, adaptable to the soundtrack but also to become a soundtrack of a piece of life of everyone. Reminiscences post new wave, robust bass guitar lines, keyboards and synths just enough to draw ethereal but strong atmospheres. Even some singing tracks, "Party in the Dark", never excluded, but rare for Mogwai, as well as "1000 Foot Face". A good album for a band that never disappoints.

20170905

Together We Are Strong

House of Cards - Di Beau Willimon - Stagione 5 (13 episodi; Netflix) - 2017

Frank "ruba" il palcoscenico alla Camera, e chiede che il Congresso dichiari formalmente guerra all'ICO. Frank e Claire partecipano al funerale di Jim Miller, come pure lo sfidante Conway e sua moglie. Durante la funzione, la figlia del defunto accusa Frank di essere la causa della morte. Claire va in tv per dibattere contro Hammerschmidt, che accusa Underwood di aver creato un diversivo, con la guerra all'ICO. Anche Conway deve mettersi in guardia, visto che la moglie afferma che la madre di Josh Masterson è anche lei una vittima. Claire convoca la Masterson, e le chiede di intercedere per far si che il figlio si consegni alle autorità. Nel frattempo, la caccia a Masterson si intensifica vicino al confine della Virginia, ma in realtà, Frank lo aveva già fatto catturare, e lo fa giustiziare sommariamente. Frank chiama la vedova Miller, ma lei attacca il telefono. Frank e Claire escono in giardino a salutare le persone fuori dal recinto della Casa Bianca, dicendo loro che non hanno nulla da temere.

House of Cards ha effettivamente perso l'originale spinta propulsiva; anche per questo, credo, Willimon non funge più da showrunner, con questa stagione. La storia è, dall'inizio, paradossalmente molto credibile fino ad un certo punto, ed è ovvio che preveda delle forzature (il modo in cui gli Underwood resistono alla Casa Bianca), ma l'intreccio e le interpretazioni, così come le nefandezze che servono per arrivare al fine, divengono ogni giorno più plausibili, e il finale riconcilia con qualche esagerazione della trama. Ingressi illustri nel cast come Patricia Clarkson e Campbell Scott.

House of Cards has actually missed the original propulsive boost; also for this, I think, Willimon no longer serves as a showrunner with this season. History is, from the beginning, paradoxically very credible up to a point, and it is obvious that it imposes some forcings (the way the Underwoods resist the White House), but the plot and interpreting, as well as the iniquities that they serve to get to the goal, becomes more plausible every day, and the finale reconciles with some exaggeration of the plot. Distinguished inputs into the cast as Patricia Clarkson and Campbell Scott.

20170904

Essere ai ceppi

Okovi - Zola Jesus (2017)

Quinto disco "lunga durata" per Zola Jesus (Nina Roza Danilova), dopo un periodo di depressione e brutte cose per persone a lei care. A suo dire, ha finalmente ritrovato il piacere di comporre musica e cantare, trovando naturalmente l'urgenza in queste disavventure. Seppure la mia prima impressione sia stata "bello, ma sempre uguale a se stessa", con l'approfondire degli ascolti l'ennesimo disco di questa artista decisamente affascinante, la bellezza pura che riesce ad infondere ad ogni cosa che "tocca", emerge in maniera decisa, netta, a volte schiacciante. Zola Jesus ha un tocco estremamente personale, che riesce a fondere droni, goth, rock, noise, dance, pop, arrangiamenti orchestrali magistrali, creando canzoni dall'epicità unica e universale. Seppure ogni disco possa sembrare apparentemente molto simile al precedente, la forza delle canzoni concepite da questa ragazza è sempre costantemente travolgente. Per spiegazioni sul titolo ed alcune spiegazioni sulle varie tracce, leggetevi questa intervista realizzata da Jenn Pelly per Pitchfork.



Fifth full-length album for Zola Jesus (Nina Roza Danilova), after a period of depression and bad things for people close to her. To her opinion, she has finally found back the pleasure of composing music and singing, finding naturally the urgency in these misadventures. Although my first impression was "beautiful, but always the same as herself," with the deepening of listening to this new album of this fascinating artist, the pure beauty that manages to infuse everything that "touches" emerges in a decisive, clear, sometimes overwhelming manner. Zola Jesus has an extremely personal touch, which can blend drones, goth, rock, noise, dance, pop, masterful orchestral arrangements, creating songs from the unique and universal epic. Although each disc seems apparently much like the previous one, the strength of the songs conceived by this girl is always overwhelming. For explanations on the title and on the various tracks, read this interview by Jenn Pelly for Pitchfork.

20170903

Esilio nell'anello esterno

Exile in the Outer Ring - EMA (2017)

The Outer Ring, sostiene Judy Berman su Pitchfork, è un "territorio immaginato che può sostanzialmente sovrapporsi con alcuni segmenti dell'elettorato statunitense, dove i sogni e la disperazione infranti vanno in metastasi e diventano un mostro di un film di serie B, con una rabbia incontrollabile". O forse sono solo i sobborghi delle classi sociali più disperate, negli USA, non quei suburbs plastificati che vediamo solitamente nelle serie tv o nei film che sono ambientati nella classe media. Erika Michelle Anderson, con questo suo terzo lavoro da solista, lo dice lei stessa: "questo disco è troppo politico, e non molto mainstream". E' un disco che coniuga musicalmente tutto quello che di lei vi dissi nella recensione del suo precedente The Future's Void, e cioè che la ragazza sa scrivere canzoni, e sa dare loro un'impronta ben precisa, ma non propriamente rinchiusa in un unico genere musicale, e inoltre ci regala una fotografia piuttosto precisa sugli USA di oggi, in un contesto politico che pare impazzito, con versi al tempo stesso lucidi ed evocativi.



The Outer Ring, argues Judy Berman on Pitchfork, is an "imagined territory that may substantially overlap with certain segments of the U.S. electorate, where broken dreams and desperation metastasize into a B-movie monster of uncontrollable rage". Or maybe they are just the suburbs of the most desperate social classes in the US, not those plasticized suburbs that we usually see in TV series or in movies that are set in the middle class. Erika Michelle Anderson, with her third solo work, states herself, "This new album is too political, and not very mainstream". It's a record that musically combines all that I told you about her in my review of her previous "The Future's Void", namely that she knows how to write songs, and she knows how to give them a very precise address, but not properly locked up into a single musical genre, and also gives us a somewhat accurate picture of today's USA, in a political context that seems crazy, with verses both lucid and evocative.

20170901

To Right the Wrongs of Many

Orphan Black - di Graeme Manson e John Fawcett - Stagione 5 (10 episodi; BBC America/Space Canada) - 2017

Sarah trova Cosima a Revival, un villaggio sull'isola. Si dice che Revival sceglie i propri residenti per il miglioramento della scienza. Cosima decide di rimanere per accedere alle cure avanzate, di cui Westmoreland sembra essere in possesso, dopo aver appurato che la ferita da proiettile di Delphine è completamente guarita. Rachel diviene la portavoce di P.T. Westmoreland. Felix e Ira tentano di contattare M.K. Siobahn sfida e ferisce Ferdinand con un cavatappi. Ad Art viene assegnato una nuova partner, la detective Engers, che si scopre, sta lavorando per il Dyad. Engers cattura Alison tentando di rintracciare Helena. Donnie ed Helena sfuggono a Engers, ma Helena viene ferita con una coltellata nello stomaco. Sarah tenta di fuggire dall'isola, ma viene catturata da Rachel.

Ultima stagione di Orphan Black senza infamia e senza lode, soliti intrecci un po' forzati, inseguimenti, colpi di scena, cambi di schieramento, qualche morte eccellente (ormai si possono sacrificare anche personaggi quasi principali, è la fine...), e un finale... che no vi anticipo, ma che poteva essere anche più coraggioso. Ci siamo divertiti, ma era l'ora che finisse. Ci rimane senza dubbio una bravissima attrice: Tatiana Maslany. Speriamo di rivederla presto.

The last season of Orphan Black was without infamy and no praise, the usual entwist a bit forced, chases, plot twist, change of array, some important deaths (now you can sacrifice even the most important characters, it's the end ...), and a final ... that I will not spoil, but that could be even more courageous. We had fun, but it was time to finish. There is no doubt we have a very good actress: Tatiana Maslany. We hope to see her again soon.

20170831

Copenaghen (Danimarca), Malmo (Svezia) - Agosto 2017 (3)

Giovedì 24 agosto quindi, ci svegliamo un po' prima del giorno precedente, ci prepariamo comunque con calma, colazione, e con largo anticipo siamo di fronte al municipio, decisi ad acquistare l'escursione della brochure che ci è stata data il giorno precedente. Ci presentiamo, e ci dicono che bisogna attendere 1 minuto alle 10, per vedere che ci siano ancora posti disponibili. Non sarà un problema, l'ora arriva, si paga e si sale. Minibus con diversi turisti, il conducente che funge anche da guida è un simpatico kosovaro che risiede a Malmo e che lavora con questa importante società che organizza tour a Copenaghen e dintorni. Si parte, si esce dalla città verso l'aeroporto, e finalmente ci siamo. Ci si infila in un tunnel, e siamo sull'Oresund, opera costata 3 milioni di dollari che consta di un tunnel di oltre 4 km, un'isola artificiale di 4 km, e un ponte strallato lungo quasi 8 km. So a cosa state pensando, e lo penso ogni volta anche io. Collega i sobborghi di Copenaghen a quelli di Malmo, Danimarca e Svezia, e inoltre, ha ispirato una bella e famosa serie tv danese/svedese della quale vi ho parlato in passato (e che speriamo arrivi alla quarta stagione, visto che per adesso siamo a tre). Si percorre il ponte, la guida ci dà qualche dettaglio, ci si ferma verso la fine per una pausa fotografica, e si riparte verso il centro di Malmo. Pausa all'altezza del Torso, grattacielo con torsione progettato da Calatrava, realmente impressionante. Si prosegue verso il centro, dove ci viene lasciata un'ora e venti minuti di pausa, e ne approfittiamo per mangiare. Dopo pranzo, navigazione di un'oretta lungo i canali di Malmo, guidati da un simpatico capitano che racconta un po' di storia e descrive le caratteristiche della cittadina svedese. Bella giornata, giro pittoresco, tutto bene. All'arrivo, il minibus non c'è ancora, abbiamo 10 minuti. Qua scendo in un particolare che magari dovrei tacere, ma mi serve per raccontarvi una cosa che molti sapranno già, ma che a me colpisce ugualmente: ho bisogno del bagno, dall'altra parte del canale c'è la stazione centrale, vado lì che sicuramente ci saranno i bagni. Arrivo e i bagni si pagano. Non ho moneta, né danese, né tantomeno svedese. Niente paura: si può pagare, l'equivalente di 1 euro, con la carta di credito. Favoloso. E niente, si torna verso la Danimarca mentre inizia a piovere, facciamo un paio di foto nella Radhusplads, e ci ritiriamo in albergo. Facciamo finta che ci sia venuta fame, e finalmente, invece di andare a caso come fino ad oggi, scelgo un ristorante che fa anche buffet vegetariano. Sorprendentemente, il migliore della gita. Ci ritiriamo nella nostra stanza, domattina si torna in patria.


Tre vedute del Ponte Oresund
Malmo è sullo sfondo
Due viste del Turning Torso
Stortoget, la piazza principale di Malmo
Una veduta di un palazzo di Malmo, dal battello
Sulla Radhusplads la pubblicità del musical American Idiot
La Radhusplads verso il Municipio
Pranzo all'aeroporto di CPH

Ed eccoci a venerdì 25 agosto, sveglia, preparazione, colazione, check out, camminata fino a Norreport, imbarco sulla metro verso l'aeroporto, controllo di una simpatica controllora che (siamo leggermente oltre lo scadere delle 72 ore dal momento dell'acquisto della card) ci tranquillizza dicendoci che siamo a bordo, quindi va bene così, frappuccino da Starbucks per perdere un po' di tempo, ingresso in aeroporto dai controlli, giro dei ristoranti, scelta, pranzo, chiacchiere in libertà mentre si attende l'imbarco, imbarco, volo, arrivo a Bologna. Una pizza per concludere l'avventura, e anche questa è fatta. Alla prossima.

20170830

Copenaghen (Danimarca), Malmo (Svezia) - Agosto 2017 (2)

Mercoledì 23 agosto, sveglia senza fretta alcuna, colazione tra gli hipster dell'albergo, si esce con l'intenzione di trovare il capolinea dei bus che portano in Svezia, per attraversare il ponte che congiunge Copenaghen a Malmo, e tornare indietro. Ho letto che dovrebbe trovarsi giusto dietro la stazione ferroviaria principale, Kobenhavn H, quindi lì ci dirigiamo. Circumnavighiamo i Giardini di Tivoli, che aprono alle 11 e che decidiamo di visitare subito dopo, arriviamo alla stazione, cerchiamo, niente, poi ci giriamo intorno, proviamo a cercare con i telefoni e google maps, facciamo una tappa alla stazione di Vesterport, dove chiediamo indicazioni ad una ragazza che vende i biglietti per i tour sightseeing, e che ci dà una brochure che prevede un tour organizzato per Malmo. Ritentiamo, torniamo verso la stazione H, e alla fine troviamo il cosiddetto capolinea. Non è molto chiaro, una strada lungo le ferrovie che arrivano alla stazione, diverse pensiline, diversi orari, indicazioni vaghe. Lì vicino dovrebbe esserci un piccolo ufficio che vende i biglietti, proviamo ad andare lì, magari saranno più precisi con gli orari. Chiuso per fallimento. Come dicono a Roma, "annamo bbene". Diamo una nuova occhiata alla fermata, e ci avviamo verso Tivoli riflettendo sul da farsi. Ci penseremo più tardi. Facciamo i biglietti ed entriamo. Tivoli è un grande giardino con un parco divertimenti, adattissimo per anziani e bambini, con uno spazio per concerti all'aperto, uno al chiuso, e addirittura un bosco. Molti ristoranti, caffè, chioschi, e soprattutto, nessuna bicicletta: l'esagerata biciclettizzazione della città, dopo un paio di giorni, si rivela essere una vera rottura di coglioni per i pedoni, credetemi. Ci facciamo un giro e, per non farci mancare nulla, ci sediamo in un ristorante che ci aggrada, in stile direi fine ottocentesco. Dopo di che, è l'ora della cultura: dritti al Museo Nazionale Danese, una delle tappe che avevo in mente da anni, per un motivo tutto sommato ridicolo. Volevo vedere come avevano preso i danesi la separazione dell'Islanda, che avvenne nel 1944, mentre la Danimarca era occupata dai tedeschi. Debbo confessare che sono rimasto deluso, visto che non se ne fa praticamente parola, nel piano del museo che ripercorre la storia danese, ma non ci perderò il sonno. Decisamente, la parte interessante del museo è quella a piano terra, dove si trovano pezzi interessanti dell'epoca pre-vichinga e, naturalmente, anche di quella vichinga. Museo organizzato abbastanza bene, tranquillo, vivibile, visita meritata. Usciamo, attraversiamo un ponte, e siamo al Palazzo di Christiansborg, dopo di che attraversiamo la città per arrivare al Castello di Rosenborg, circondato dai suoi giardini. Il tempo più che clemente, che ci accompagnerà per tutti e tre i giorni, con qualche pioggerellina passeggera e veloce, fa si che i giardini siano gremiti di locali e turisti a prendere il sole. Si torna verso l'albergo, e non saliamo neppure in camera, ci fermiamo ad un locale vicinissimo per cena, e saliamo in camera per decidere e deliberare sulla giornata seguente.


Bici alla stazione di Norreport
Il municipio (Radhushaven)
Ancora il municipio
Uno scorcio interno della Stazione Centrale (H)
Parcheggi "a castello" per le bici, vicino alla Stazione Centrale
L'ufficio che in teoria doveva vendere i biglietti degli autobus extraurbani
Scorcio dei Giardini di Tivoli
Tre viste del Palazzo di Christiansborg
La Galleria d'arte Danese
Due viste del Castello di Rosenborg
Caratteristiche facciate, in Landemaerket, proprio di fronte al Danish Film Institute