No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20180219

Tecnologia

Technology - Don Broco (2018)

Terzo disco per la band di Bedford, mai sentiti nominare prima, ma devo dire che l'ascolto è piacevole. Siamo dalle parti del post metal ma nel senso del nu metal che flirta con il pop, per provare a spiegarvi un po' meglio, prima che vi smettiate di leggere e diate il via al video. Una sequenza di pezzi assolutamente orecchiabili, ma al tempo stesso potenti e perfino ballabili. Divertenti.



Third album for the band of Bedford, never heard them before, but I must say that the listening is pleasant. We are from the parts of post metal but in the sense of nu metal that flirts with pop, to try to explain a little'better, before you stop reading and start the video. A sequence of tracks absolutely catchy, but at the same time powerful and even danceable. Funny.

20180218

Il filo che ci lega

The Thread That Keeps Us - Calexico (2018)

Spiegato il mio tardivo interessamento alla band di Tucson, Arizona, nella recensione del loro Algiers del 2012, vi svelerò anche un'altra cosa: spesso, li confondevo con i Wilco. Così, senza un motivo, e senza conoscere bene nessuna delle due band. Detta questa cazzata, passiamo a parlare del nono disco dei Calexico. Vi ricordo che, come sempre, le mie preferenze vanno ai pezzi cantati in spagnolo (Flores y Tamales), quindi sempre pochi, ma la ricerca di fondere l'indie folk statunitense con varie forme di musica latina, è sempre molto interessante, anche perché non ci sono dei dilettanti a farlo. Sentite lo strumentale Unconditional Waltz, basato su trombe mariachi: spettacolare. E che dire della ballata Thrown to the Wild, e della delicatezza dell'ibrido Under the Wheels? Insomma, sempre bravi, i Calexico.



Explained my belated interest in the band of Tucson, Arizona, in the review of their 2012 Algiers, I will reveal another thing: often, I confused them with the Wilco. Like this, without a reason, and without knowing any of the two bands so well. Said this bullshit, let's move on to talk about the ninth record of Calexico. I remind you that, as always, my preferences go to the tracks sung in Spanish (Flores y Tamales), so always few, but the search to merge American indie folk with various forms of Latin music, is always very interesting, because there are no amateurs doing it. Hear the instrumental Unconditional Waltz, based on mariachi trumpets: spectacular. And what about the ballad Thrown to the Wild, and the delicacy of the hybrid Under the Wheels? In short, always bravo, Calexico.

20180216

Lascia la maledizione

Quit the Curse - Anna Burch (2018)

Disco di debutto per la cantautrice di Detroit, Michigan, già attiva con Frontier Ruckus e Failed Flowers. Pitchfork, nella recensione di Nina Corcoran, la avvicina a Liz Phair e Juliana Hatfield: folk rock con retrogusto importante anni '60, ottimo songwriting, senza essere troppo pop ma con una buona attitudine orecchiabile. Non è una bomba, è una sorta di progressione: vedremo dove la porterà.



Debut album for the singer-songwriter of Detroit, Michigan, already active with Frontier Ruckus and Failed Flowers. Pitchfork, in Nina Corcoran's review, brings her closer to Liz Phair and Juliana Hatfield: folk rock with an important 60s aftertaste, excellent songwriting, without being too pop but with a good catchy attitude. It's not a bomb, it's a sort of progression: we'll see where she will arrive.

20180215

Tutta melodia

All Melody - Nils Frahm (2018)

Nono disco per il musicista tedesco nato ad Amburgo 35 anni fa Nils Frahm. Pianista, compositore, sperimentatore, ha un approccio atipico che sposa l'elettronica alla musica classica. Sperimenta anche nella costruzione di strumenti: ha collaborato con David Klavins, costruttore germano-lettone, nell'ideazione del piano Una Corda, ed è conosciuto per la sua tecnica di porre del feltro tra martelletti e corde, per smorzare il suono.
Dice di essere profondamente interessato alle reazioni umane in certe situazioni, e a cosa succede alle emozioni delle persone quando ascoltano musica. Dice che, se è possibile cambiare l'attitudine degli esseri umani dando loro della buona musica, questa è una buona cosa. Di certo, per porsi all'ascolto di questo All Melody, bisogna lasciare da parte ogni preconcetto, ogni influenza musicale rock, e lasciarsi andare.



Ninth record for the German musician born in Hamburg 35 years ago Nils Frahm. Pianist, composer, experimenter, he has an atypical approach that marries electronics to classical music. He also experimented with the construction of instruments: he collaborated with David Klavins, a Latvian-German constructor, in the design of the Una Corda piano, and is known for his technique of placing felt between hammers and strings, to dampen the sound.
He says he is deeply interested in human reactions in certain situations, and what happens to people's emotions when they listen to music. He says that if it is possible to change the attitude of human beings by giving them good music, this is a good thing. Of course, to listen to this All Melody, you have to leave aside any preconception, any rock musical influence, and let you go.

20180214

Controllo

CTRL - SZA (2017)

Scusate il ritardo, ma tra l'altro magari vi annoiate a leggere solo recensioni di dischi nuovi. Oggi parliamo del debutto di Solana Imani Rowe, in arte SZA che sta per Sovereign Zig-Zag Allah o Savior Zig-Zag Allah (ispirata dal Supreme Alphabet, così come RZA), originaria di St. Louis, Missouri, poi trasferitasi giovane a Maplewood, New Jersey. Figlia di due genitori professionisti (padre, musulmano, executive producer alla CNN, madre, cristiana, manager alla AT&T), cresciuta come musulmana ortodossa, smette di indossare l'hijab dopo l'11/9 in seguito ad episodi di bullismo, ma non abbandona la fede islamista. Tutto ciò non impatta minimamente con la sua musica: frutto di influenze tra le più disparate, il disco è bellissimo, così come la sua voce, e potrebbe farvi innamorare. Molti lo catalogano come neo soul, ma dentro c'è di tutto: RNB, jazz, pop, elettronica. Occhio.



Sorry for the delay, but among other things, you may get bored to read only reviews of new records. Today we are talking about the debut of Solana Imani Rowe, aka SZA, that stands for Sovereign Zig-Zag Allah or Savior Zig-Zag Allah (inspired by Supreme Alphabet, as well as RZA), originally from St. Louis, Missouri, then moved to Maplewood , New Jersey. Daughter of two professional parents (father, Muslim, CNN executive producer, mother, Christian, AT&T manager), raised as an Orthodox Muslim, she stops wearing hijab after 9/11 as a result of bullying but not abandons the Islamist faith. All this does not impact in the least with her music: the result of influences among the most disparate, the record is beautiful as hell, as well as his voice, and could make you fall in love. Many categorize it as a neo soul, but inside there is everything: RNB, jazz, pop, electronics. Watch out.

20180213

Profeti sconosciuti e messia morti

Unsung Prophets and Dead Messiahs - Orphaned Land (2018)

A dispetto del genere musicale, mi dispiace aver conosciuto questa band israeliana solo con il loro sesto album in studio, questo Unsung Prophets and Dead Messiahs. La creatura del cantante Kobi Farhi, 42enne israeliano di Jaffa, fondatore anche dell'etichetta MDMA, e portatore sano di un messaggio pacifista, riflette ovviamente l'attitudine del fondatore. I testi degli Orphaned Land, infatti, promuovono un messaggio di pace e unità, in particolare tra le tre principali religioni abramitiche (ebraismo, islam e cristianesimo), nonostante i membri della band si dichiarino tutti atei o agnostici. La loro musica è una mescola molto particolare di progressive metal, influenze folk medio-orientali, con un pizzico di doom/death metal e di symphonic metal. I musicisti sono tutti tecnicamente preparati, la voce di Kobi è duttile e potente, diversi passaggi sono epici e suggestivi; in alcuni momenti possono ricordare vagamente i migliori System of a Down



In spite of the music genre, I'm sorry to have known this Israeli band only with their sixth studio album, this Unsung Prophets and Dead Messiahs. The creature of the singer Kobi Farhi, 42-year-old Israeli from Jaffa, also founder of the MDMA label, and a healthy bearer of a pacifist message, obviously reflects the attitude of the founder. The lyrics of the Orphaned Land, in fact, promote a message of peace and unity, in particular among the three main Abrahamic religions (Judaism, Islam and Christianity), although the band members declare themselves all atheists or agnostics. Their music is a very special blend of progressive metal, Middle Eastern folk influences, with a dash of doom/death metal and symphonic metal. The musicians are all technically prepared, the voice of Kobi is ductile and powerful, several passages are epic and suggestive; in some moments they can vaguely remember the best System of a Down.

20180212

Cultura due

Culture II - Migos (2018)

Cari vecchi, come me del resto, vi ho già detto più volte che dovete arrendervi, ad un certo punto. Questa è la musica che va per la maggiore adesso, tra i giovanissimi: si chiama trap. I tre di Lawrenceville, Georgia, Quavo, Offset e Takeoff (tutti e tre parenti tra di loro, zii e cugini, ma tutti tra i 23 e i 26 anni, attualmente), attivi anche singolarmente, formano i Migos (casa abbandonata, usata per il consumo o la produzione di droghe) nel 2009, e questo è il loro terzo disco, che segue di un anno esatto il precedente Culture. Un disco lunghissimo (24 tracce), che non brilla per varietà ma che ugualmente, contiene diversi singoli che faranno (o che hanno già fatto, vedi MotorSport e Stir Fry) fortuna, e che naturalmente, vede una lista infinita di collaborazioni.
I tre non sono esattamente stinchi di santo, così come vuole la tradizione hip hop, quindi hanno pure l'aura giusta. So che è ridondante dirlo, ma hanno già dei seguaci e degli imitatori pure in Italia (ne abbiamo parlato), e ascoltandoli, riconoscerete pure che anche nell'universo rap c'è una sorta di evoluzione, e si inglobano, manipolandole per creare qualcosa di diverso, le cose del passato.



Dear old people, like me, I have already told you several times that you must give up at some point. This is the music that goes on the most, right now, among the very young: it's called trap. The three of Lawrenceville, Georgia, Quavo, Offset and Takeoff (all three relatives among them, uncles and cousins, but all between 23 and 26 years old, currently), also active singularly, form the Migos (abandoned house, used for the consumption or production of drugs) in 2009, and this is their third record, which follows the previous Culture exactly one year later. A very long album (24 tracks), which does not shine by variety but which equally, contains several singles that will (or have already done, see MotorSport and Stir Fry) have luck, and of course, has an endless list of collaborations.
The three are not exactly saints, as the hip hop tradition wants, so they also have the right aura. I know it's redundant to say, but they already have followers and imitators as well in Italy (we talked about it), and listening to them, you will also recognize that even in the rap universe there is a sort of evolution, and are incorporated, manipulating them to create something different things from the past.

20180211

Salita alla gloria

Rise to Glory - Loudness (2018)

Rise to Glory è, pensate, il ventiseiesimo disco in studio della metal band giapponese Loudness, fondata nel 1980 a Osaka, Giappone, dalle ceneri dei Lazy, dal chitarrista Akira Takasaki (unico membro ancora nella band ad oggi), dal bassista Hiroyuki Tanaka (che lascerà la band prima ancora di incidere il disco di debutto nel 1981), e dal batterista Munetaka Higuchi (morto di cancro nel 2008). Gli anni si sentono tutti a livello musicale, il disco è un buon disco di heavy metal classico, grandi riff, begli assoli, mid-tempos che si sprecano, canzoni scritte bene, ma molto datate, nonostante non ci sia niente da dire a livello di tecnica e di padronanza del genere.



Rise to Glory is, think about it, the twenty-sixth studio album of the Japanese metal band Loudness, founded in 1980 in Osaka, Japan, from the ashes of Lazy, by guitarist Akira Takasaki (the only member still in the band to date), bassist Hiroyuki Tanaka (who will leave the band before even recording the debut album in 1981), and drummer Munetaka Higuchi (who died of cancer in 2008). The years are all heardable on a musical level, the record is a good record of classic heavy metal, great riffs, good solos, abundants mid-tempos, well written songs, but very dated, although there is nothing to say on the level of technique and mastery of the genre.

20180209

Il momento è ora

The Time Is Now - Craig David (2018)

Io a questo ragazzo voglio bene, ve lo dico. Born to Do It è uno dei dischi non metal che credo di aver ascoltato allo sfinimento. Spesso accade così: troppo talento tutto insieme, troppo successo all'improvviso, soprattutto da giovani. C'è chi non regge, chi si uccide, purtroppo. Craig sembra essere sopravvissuto bene, da persona equilibrata. Il problema è che non ha più fatto dischi all'altezza, e anche il successo è andato e venuto. Ci riprova con questo nuovissimo The Time Is Now, disco dove l'R&B e la Tropical house risentono da lontano del 2-step garage degli esordi, e dove si evince chiaramente che il ragazzo di Southampton, UK, ha talento e sa scrivere, così come sa cantare, ma indovinare continuamente i singoli mica è facile. Buone Brand New e I Know You, quest'ultima con i Bastille. La media non è male. Ma la grandeur è un'altra cosa.



I love this guy, I can tell you. Born to Do It is one of the non-metal records that I think I listened to the end (of it). This happens a lot often: too much talent all together, too much success all of a sudden, especially when you're young. There are those who do not hold, those who kill theirself, unfortunately. Craig seems to have survived well, as a balanced person. The problem is that he has not made good records any more, and success has come and gone. He is trying again right now with this brand new The Time Is Now, a record where the R&B and the Tropical house are affected by the 2-step garage of the beginning, and where it is clear that the boy from Southampton, UK, has talent and knows how to write, and he knows how to sing, but it's not always easy to guess some single of success. Good Brand New and I Know You, the latter with Bastille. The average is not bad. But the grandeur is another thing.

20180208

Perso sulla strada per l'eternità

Lost on the Road to Eternity - Magnum (2018)

Ventesimo disco in studio per la rock band di Birmingham, UK, formatasi nel lontanissimo 1972, come house band del Rum Runner club. Sciolti nel 1995 e rimessi insieme nel 2001, sempre con i fondatori Bob Catley (voce) e Tony Clarkin (chitarra), hanno sempre suonato un hard rock melodico molto simile a quello dei Deep Purple, ma con continue strizzate d'occhio al genere progressive, e con una scrittura di gran classe. Anche su questo disco, con la copertina disegnata da Rodney Matthews, c'è una sorta di lezione di hard rock, un disco che ci ricorda tempi ormai lontani, con un sound che ha influenzato molte band negli anni a venire. Comparsata di Tobias Sammet degli Edguy e fondatore del progetto Avantasia sul pezzo che dà il titolo all'album.



Twentieth studio album for the rock band of Birmingham, UK, formed in the very distant 1972, as a house band of the Rum Runner club. Disbanded in 1995 and put it back together in 2001, still with the founders Bob Catley (vocals) and Tony Clarkin (guitar), they have always played a melodic hard rock very similar to that of Deep Purple, but with constant signs of progressive genre, and with a great class songwriting. Also on this record, with the cover designed by Rodney Matthews, there is a sort of hard rock lesson, a record that reminds us of long gone times, with a sound that has influenced many bands in the years to come. Featuring of Tobias Sammet of Edguy and founder of the Avantasia project, on the title track.

20180207

Rovine

Ruins - First Aid Kit (2018)

Quarto disco per il duo svedese formato dalle sorelle Klara e Johanna Soderberg, duo che diventa un quintetto in occasione delle esibizioni dal vivo, la cui storia è quantomeno curiosa. Il padre faceva parte di una rock band svedese (Lolita Pop), poi insegnante di storia e religione, la madre è un'insegnante di cinematografia. Cresciute a Enskede, sobborgo di Stoccolma, fin da piccole hanno una passione viscerale per il canto. Klara scrive la sua prima canzone a sei anni. Entrambe frequentano la scuola internazionale inglese del luogo. A 12 anni, un amico di Klara le fa conoscere i Bright Eyes: inizia, per tutte e due le sorelle, un viaggio nella musica country. Johanna ascolta di tutto, finché rimane folgorata dalla colonna sonora di O Brother, Where Art Thou?; quando le due cantano insieme Down to the River to Pray, capiscono che quella è la loro strada. Cominciano a cantare e suonare (avevano ricevuto una chitarra per una, un Natale, imparando a suonarla in fretta) per strada, e nella metro di Stoccolma. Scelgono il nome del gruppo aprendo un dizionario a caso. A differenza dei loro genitori, più orientati verso il rock, loro scelgono il folk e il country americano. Cominciano a pubblicare musica loro su MySpace. Poi, sentite questa: il loro fratello minore frequenta lo stesso asilo della sorella piccola di Fever Ray, e la madre delle sorelle le chiede di ascoltare la musica delle figlie sul sito. Karin rimane colpita, e propone loro un contratto con la Rabid, l'etichetta che gestisce insieme al fratello (l'altra metà dei The Knife), per preservare le sorelle dai pessimi affari dell'industria discografica, lasciandole completamente libere sulle scelte musicali e artistiche. Il resto è costellato da storie e incontri altrettanto curiosi, e da quattro album, l'ultimo dei quali è questo delizioso Ruins. Delicato, soffice, armonioso, perfettamente in linea con la tradizione americana, fatto da dieci canzoni scritte con maestria. Non c'è altro da aggiungere, se non che invidio un po' quei Paesi dove la musica moderna è considerata cultura.



Fourth disc for the Swedish duo formed by the sisters Klara and Johanna Soderberg, a duo that becomes a quintet for the live performances, whose story is at least curious. The father was part of a Swedish rock band (Lolita Pop), then a teacher of history and religion, the mother is a film teacher. Grown up in Enskede, a suburb of Stockholm, since their childhood they have a visceral passion for singing. Klara writes her first song at the age of six. Both attend the local English international school. At the age of 12, a friend of Klara introduced her to the Bright Eyes: this started a journey through country music for both sisters. Johanna listens to everything, until she is struck by the soundtrack of O Brother, Where Art Thou?; when the two sing together Down to the River to Pray, they understand that this is their way. They start to sing and play (they had received a guitar each, one Christmas, learning to play it quickly) on the street, and in the Stockholm metro. They choose the group name by open randomly a dictionary. Unlike their parents, more oriented towards rock, they choose folk and American country. They start to publish their music on MySpace. Then, listen to this: their younger brother attends the same kindergarden as Fever Ray's little sister, and the sisters' mother asks her to listen to her daughters' music on the site. Karin remains impressed, and offers them a contract with Rabid, the label she runs with her brother (the other half of The Knife), to preserve the sisters from the bad business of the record industry, leaving them completely free on musical and artistic choices. The rest is dotted with equally curious stories and encounters, and from four albums, the last of which is this delightful Ruins. Delicate, soft, harmonious, perfectly in line with the American tradition, made up of ten songs written with mastery. There is nothing to add, except that I envy a bit those countries where modern music is considered culture.

20180206

Avere completa influenza

Ephorize - Cupcakke (2018)

L'infanzia di Elizabeth Eden Harris aka Cupcakke, sembra quella di un personaggio di Shameless versione US: cresciuta da una madre single a Chicago, ha usufruito, dai 7 agli 11 anni, di vari homeless shelters, rifugi per senzatetto. Inizia ad interessarsi di poesia verso i 10 anni, in seguito al suo coinvolgimento nella chiesa locale, ed era molto richiesta per recitare poesie sulla sua cristianità e sulla fede, dai pastori locali (molto stridente se confrontato con quello di cui canta adesso). Verso i 13 anni viene introdotta al rap da un frequentatore della chiesa, e ne rimane affascinata. Dal 2012 inizia a comporre e pubblicare pezzi e video su YouTube, e riscuote molto successo. Non ha paura a parlare di sesso esplicitamente, di quanto le piaccia, di quanti cazzi succhia ed altre "leggerezze" del genere, ma anche orgogliosamente contro ogni tipo di violenza, soprattutto sessuale, e solidale con la comunità LGBT. 
Un paio di mixtape ancora giovanissima, poi dal 2016 un disco all'anno, fino a questo terzo Ephorize, appena uscito. Un flow invidiabile, testi ruvidi e divertenti, una sicurezza incredibile a 20 anni, ma spesso un'infanzia dura dà questi risultati. Ottimo.



The childhood of Elizabeth Eden Harris aka Cupcakke, looks like that of a character of Shameless US version: raised by a single mother in Chicago, has used, from 7 to 11 years, various homeless shelters. She began to take an interest in poetry at the age of 10, following her involvement in the local church, and was very much in demand to recite poetry about her Christianity and faith, from local pastors (very strident compared to what she sings now). Around the age of 13, she was introduced to the rap by a church visitor and was fascinated by it. Since 2012 she starts composing and posting tracks and videos on YouTube, and she is very successful. She is not afraid to talk about sex explicitly, how much she likes it, how many cocks she sucks and other "lightness" of this kind, but also proudly against any kind of violence, especially sexual, and supportive toward the LGBT community.
A couple of mixtapes when she was still very young, then from 2016 one record per year, up to this third Ephorize, just released. An enviable flow, rough and funny lyrics, incredible security at 20, but often a hard childhood gives these results. Great.

20180205

Cami

Camila - Camila Cabello (2018)

Il problema è che è sempre più difficile trovare un disco veramente brutto, anche pescando nel pop più inflazionato. Altra preferenza di mio nipote, che tra un pezzo di Sfera e uno di Boro Boro canticchia Havana, il singolo tritapalle che ha preceduto di alcuni mesi l'uscita di questo disco di debutto, mi sento un po' in dovere di approfondire, e un po' lo faccio perché il disco si trova nell'elenco delle uscite di gennaio.
Karla Camila Cabello Estrabao ha 20 anni, è nata nella capitale cubana da madre cubana e padre messicano, ha fatto avanti e indietro tra L'Avana e Città del Messico, poi a 5 anni si è stabilita a Miami. Seconda edizione di X Factor USA, eliminata poi ripescata con altre 4 concorrenti per formare le Fifth Harmony, che arrivano terze e firmano un contratto. 1 EP e due album, poi Camila le lascia per la carriera solista. Comincia una serie di collaborazioni sempre più importanti, il singolo di cui sopra, ed eccoci a Camila, che è ben fatto e zeppo di firme pesanti (Sia, Skrillex, Pharrell, Young Thug, e altri). La ragazzina cerca di tenersi in bilico tra una delle sue muse Taylor Swift (la ricorda in molti passaggi), e le sue radici latine (reggaeton, hip hop, R&B). Ne potrebbe uscire qualcosa di più interessante, ma al momento il pop e un R&B risentito la fa da padrone: vediamo cosa riuscirà a fare in futuro.



The problem is that it is increasingly difficult to find a really bad record, even fishing in the most inflated pop. Another preference of my nephew, who, between a track of Sfera and one of Boro Boro humming "Havana", the hit single that preceded by a few months the release of this debut album, I feel a little in duty to deepen, and a I do it a little bit because the record is on the January records release list.
Karla Camila Cabello Estrabao is 20 years old, she was born in the Cuban capital from a Cuban mother and a Mexican father, she went back and forth between Havana and Mexico City, then at 5 she settled in Miami. Second edition of X Factor USA, eliminated then fished back with 4 other competitors to form the Fifth Harmony, which come as third and sign a contract. 1 EP and two albums, then Camila leaves them for the solo career. Start a series of increasingly important collaborations, the single we talked above, and here we are to Camila, which is well done and full of heavy signatures (Sia, Skrillex, Pharrell, Young Thug, and others). The girl tries to keep herself poised between one of her muses Taylor Swift (she remembers her in many passages), and her Latin roots (reggaeton, hip hop, R&B). It could come out something more interesting, but at the moment the pop and an R&B already listened, is the heavy weight: let's see what she could do in the future.

20180204

Colpi decisi

Grimmest Hits - Black Label Society (2018)

Il decimo disco in studio dei Black Label Society, la band di Zakk Wylde, non denota nessun passo avanti rispetto ai precedenti, così come nessun passo indietro. E', come al solito, un disco che sciorina grandi riff di chitarra, la voce ozzyana di Zakk, qualche ballata, grandi assoli, insomma, roba che a me piace anche ascoltare (sapete che soffro di quella malattia per la quale vai in depressione se non ascolti almeno una chitarra distorta al giorno), ma che spesso, è talmente poco originale che diventa imbarazzante: The Day That Heaven Had Gone Away è un plagio, così come Bury Your Sorrow. Indovinate voi di cosa.



The tenth studio album of the Black Label Society, the band of Zakk Wylde, does not denote any progress compared to the previous ones, as well as no steps back. It is, as usual, a disc that shows great guitar riffs, Zakk's Ozzy-esque voice, some ballads, great solos, in short, stuff that I also like to listen to (you know that I suffer from the disease for which I go into depression if I do not listen to at least one distorted guitar per day), but that often, it is so unoriginal that it becomes embarrassing: The Day That Heaven Had Gone Away is a plagiarism, as is Bury Your Sorrow. Guess you of what.

20180202

Caffè nero

Black Coffee - Beth Hart and Joe Bonamassa (2018)

Terzo disco della coppia di fenomeni del rock blues, che come sempre si cimentano con cover dello stesso genere, con qualche sorpresa (Edgar Winter, Etta James, Ella Fitzgerald, Peggy Lee, Lavern Baker, Mississippi Sheiks, Lucinda Williams, Klaus Waldeck, Humble Pie). Resa impeccabile: lei è sempre più simile a Janis, lui è un portento blues. Prevedibile? Senza dubbio. Ma direi che ogni tanto, ci vuole. It's only blues rock, but...



Third album of the couple of phenomena of rock blues, which as always try their hand with covers of the same genre, with some surprises (Edgar Winter, Etta James, Ella Fitzgerald, Peggy Lee, Lavern Baker, Mississippi Sheiks, Lucinda Williams, Klaus Waldeck, Humble Pie). Impeccable yield: she is more and more like Janis, he is a blues portento. Predictable? No doubt. But I would say that sometimes, it takes. It's only blues rock, but ...

20180201

Il paese degli avatar

Avatar Country - Avatar (2018)

Il settimo disco della band svedese Avatar, intitolato Avatar Country, sembra ironizzare sulla anacronistica presenza di un re nel loro paese: nel titolo delle 10 tracce del disco, inclusa l'intro (una reinterpretazione dell'inno nazionale svedese), c'è la parola King. Chissà. Detto questo, parliamo del disco, eclettico, partono da una base indubbiamente metal (inizialmente nascono come band di melodic death metal), ma spaziano in ogni direzione (ascoltare The King Welcomes You to Avatar Country, una sorta di divertissement semi-country), e, seppur padroneggiando il tutto, non è che riescano a lasciare un segno deciso sull'ascoltatore. Possono ricordare i Guns and Roses, e un attimo dopo Marilyn Manson, i Rammstein o gli Iron Maiden. Insomma, una band che fa del trasformismo il suo valore aggiunto. O il suo difetto più grande.



The seventh album by the Swedish band Avatar, titled Avatar Country, seems to be ironic about the anachronistic presence of a king in their country: in the title of the 10 tracks of the album, including the intro (a reinterpretation of the Swedish national anthem), there is the word King. Who knows. That said, we talk about the album, eclectic, start from an undoubtedly metal base (they initially born as a melodic death metal band), but they range in every direction (listen to The King Welcomes You to Avatar Country, a sort of semi-country divertissement), and, although mastering the whole thing, it's not that they manage to leave a firm mark on the listener. They can remember the Guns and Roses, and a moment later Marilyn Manson, Rammstein or Iron Maiden. In short, a band that made of transformism its added value. Or its biggest flaw.

20180131

Tempio

Khram - Arkona (2018)

Adesso ci occupiamo dell'ottavo disco della band russa Arkona (che prende il nome dalla località che ospita il sito archeologico di Jaromarsburg, Capo Arkona), catalogati sotto l'umbrella term di pagan metal (leggetevi la spiegazione, è interessante), e capitanati, nonché fortemente voluti inizialmente, dalla leader/cantante Maria Arkhipova, detta Masha Scream, e sposata con uno dei membri, il chitarrista Sergei Atrashkevich, detto Lazar.
Band di buon successo in patria, ma famosa anche nel resto d'Europa e negli US, suona un metal dalle aperture epiche, tanto per darvi delle coordinate, meno cupo di quello dei rumeni Negura Bunget, ma come loro, fa uso di strumenti etnici e della tradizione folk, e in passato ha coinvolto cori e musicisti tradizionali. La voce di Masha è ottima sia nelle parti pulite che in quelle gutturali, e il lavoro risulta di grande impatto epico, con diversi pezzi molto lunghi ed articolati. La lingua usata è il russo, e le liriche sono ispirate dal folclore russo e dalla mitologia slava. L'artwork è a cura dell'artista belga Kris Verwimp, che collabora con loro dal loro quarto disco Ot serdtsa k nebu.



Now we take care of the eighth album of the Russian band Arkona (which takes its name from the site that houses the archaeological site of Jaromarsburg, Cape Arkona), cataloged under the umbrella term of pagan metal (read the explanation, it is interesting), and captained , as well as initially fiercely wanted, by the leader/singer Maria Arkhipova, called Masha Scream, and married to one of the members, the guitarist Sergei Atrashkevich, called Lazar.
A band of good success at home, but now also famous in the rest of Europe and the US, it plays a metal with epic openings, just to give you coordinates, less gloomy than that of the Romanians Negura Bunget, but like them, makes use of ethnic instruments and of folk tradition, and in the past involved traditional choirs and musicians. Masha's voice is excellent both in the clean and in the growling parts, and the work is of great epic impact, with several very long and articulated tracks. The language used is Russian, and the lyrics are inspired by Russian folklore and Slavic mythology. The artwork is by the Belgian artist Kris Verwimp, that is working with them since their fourth album Ot serdtsa k nebu.

20180130

Per sempre

Forever - Code Orange (2017)

Facciamo per un momento un breve passo indietro al 2017, e parliamo di questo disco che per me arriva fuori tempo massimo, ma che merita di essere considerato. I Code Orange nascono come Code Orange Kids a Pittsburgh, Pennsylvania, intorno al 2008, e all'epoca incontra qualche problema ad andare in tour, in quanto i membri erano tutti alla high school: ancora nel 2012, l'età media della band era di 18 anni! Partono con l'hardcore punk, e virano verso un metalcore/sludge che ogni tanto ricorda i Converge (produce Kurt Ballou, infatti), ma qua e là si sentono influenze varie (tre membri hanno formato pure un progetto parallelo, gli Adventures, molto più orientato al rock). Disco (il terzo per loro) variegato e robusto, molto interessante. Nel quintetto c'è anche una ragazza, Reba Meyers, che inizialmente suonava il basso, e che adesso si occupa della chitarra e delle clean vocals. Da seguire.



Let's take a short step back to 2017 for a moment, and let's talk about this record that comes to me out of time, but that deserves to be considered. Code Orange was born as Code Orange Kids in Pittsburgh, Pennsylvania, around 2008, and at the time it encountered some problems going on tour, as the members were all at high school: still in 2012, the average age of the band was of 18 years! They start with hardcore punk, and veer towards a metalcore/sludge that sometimes reminds Converge (Kurt Ballou is the producer, in fact), but here and there you hear different influences (three members have also formed a parallel project, the Adventures, much more rock-oriented). Variegated and robust disc, very interesting. In the quintet there is also a girl, Reba Meyers, who initially played bass, and now takes care of the guitar and the clean vocals. To follow.

20180129

Sfidare

Defy - Of Mice and Men (2018)

Devo dire che il metalcore, o nu metal che dir si voglia, quel genere che nasce con i Korn e prende poi direzioni varie con Deftones, Papa Roach, P.O.D., Slipknot, è uno di quelli che ascolto con più facilità, un po' come gli altri ascoltano il pop. Gli Of Mice and Men, qui al loro quinto disco (dopo il, pare, definitivo abbandono del cantante Austin Carlile), che fino ad oggi non avevo mai ascoltato, mi pare lo interpretino dignitosamente, componendo canzoni robuste e totalmente orecchiabili, ricordando (appunto) i migliori Papa Roach e lasciandosi andare a una cover di Money dei Pink Floyd che non è malaccio (ma che forse si potevano anche risparmiare), e regalando un disco che sicuramente non sarà nelle top ten di fine 2018, ma che può accompagnare momenti di gioia musicale. Quantomeno in studio, il bassista Aaron Pauley, fino al disco precedente in carica delle clean vocals, e qui pure delle scream, mi pare se la cavi discretamente. 


I have to say that the metalcore, or nu metal, if you prefer, that genre that start with Korn and then takes different directions with Deftones, Papa Roach, P.O.D., Slipknot, is one of those I listen with more ease, a bit like the others listen to pop. The Of Mice and Men, here on their fifth album (after the apparently definitive abandonment of the singer Austin Carlile), which until today I had never heard, I think they interpret it with dignity, composing robust and totally catchy songs, remembering (in fact) the best Papa Roach and letting go to a cover of Money by Pink Floyd that is not so bad (but maybe they could also avoid it), and giving us a disc that certainly will not be in the top ten at the end of 2018, but that can accompany moments of musical joy. At least in the studio, bassist Aaron Pauley, up to the previous album in charge of the clean vocals, and here also of the screamy one, I think he is managing not so bad.

20180128

Martellando il marciapiede

Pounding the Pavement - Anvil (2018)

Diciassettesimo disco per la band di Toronto, Ontario (Canada), mai dimenticata dagli headbangers della prima ora (come chi vi scrive), e che hanno conosciuto una seconda giovinezza anche grazie al meraviglioso documentario del 2008, che ha raccontato le loro vicissitudini. Nonostante la band sia attiva ormai da 40 anni, la loro dedizione al genere è quasi commovente, e anche questo disco si lascia ascoltare senza annoiare. Vengono in mente spesso i Motorhead, e si ripensa a tutte quelle altre band che hanno preso ispirazione dagli Anvil, e hanno fatto la storia. Si perdona loro la prevedibilità, e si augura loro una vita ancora lunga, ed almeno i soldi per una vecchiaia dignitosa. Certo è che la tecnica sia di Robb Robbo Reiner alla batteria, e di Steve Lips Kudlow alla chitarra, è ancora invidiabile. Molto buono l'apporto del bassista Chris Robertson, con gli Anvil dal 2014.



Seventeenth album for the band of Toronto, Ontario (Canada), never forgotten from the headbangers of the first hour (as me), who are living a second youth thanks to the wonderful documentary of 2008 (Anvil! The Story of Anvil), which recounted their vicissitudes. Although the band has been active for 40 years now, their dedication to the genre is almost touching, and even this record lets you listen without boring. It pop up to your mind the Motorhead, and you think back to all the other bands that took inspiration from Anvil, and made history. Predictability is forgiven them, and we wish them a long life, and at least the money for a dignified old age. Certainly the technique of both Robb Robbo Reiner on drums, and Steve Lips Kudlow on guitar, is still enviable. Very good the contribution of bassist Chris Robertson, with Anvil since 2014.

20180126

Dopo

POST- - Jeff Rosenstock (2018)

Figura intrigante quella del giovane (35) Jeff Rosenstock da Long Island, New York, ritenuto da una parte della stampa specializzata uno dei personaggi più influenti del punk rock attuale. Già nei The Arrogant Sons of Bitches, nei Kudrow e nel collettivo musicale Bomb the Music Industry!, dal 2012 si è messo in proprio, e dopo un mixtape e un paio di singoli, ha fatto uscire il suo debutto We Cool? nel 2015 ed il suo seguito Worry. nel 2016. Il primo gennaio 2018, pare poche ore dopo un concerto di fine anno molto alcolico a Philadelphia, è uscito questo POST-, che ne mette in luce la maestria non solo punk rock. Accompagnato da amici e ex compagni di band (John DeDomenici basso, Mike Huguenor chitarra, Kevin Higuci batteria, e molti altri ospiti), Rosenstock pubblica un disco apparentemente (a livello musicale) "felice" e pieno di sonorità solari tipiche del punk rock americano, ma a livello di tematiche, come ha dichiarato lui stesso, "principalmente preoccupato di perdere la speranza nel tuo paese, in te stesso, e in chi ti circonda": è abbastanza evidente che "post" sta a significare "dopo l'elezione".
Insomma, un ottimo disco DIY (inoltre, il 10% degli incassi provenienti dalle vendite digitali andranno a beneficio di Defend Puerto Rico), che ci mostra una bella realtà del rock statunitense, capace di spaziare attraverso diversi generi, e in possesso di una grandissima capacità di scrivere belle canzoni.



Intriguing figure that of the young man (35) Jeff Rosenstock from Long Island, New York, considered by a part of the specialized press one of the most influential characters of the current punk rock. Formerly in The Arrogant Sons of Bitches, Kudrow and in the musical collective Bomb the Music Industry!, since 2012 he start up on his own, and after a mixtape and a couple of singles, he released his debut We Cool? in 2015 and its following Worry. in 2016. On the first of January 2018, it seems a few hours after a very alcoholic year-end concert in Philadelphia, this POST- came out, which highlights his mastery, not only about punk rock. Accompanied by friends and former bandmates (John DeDomenici bass, Mike Huguenor guitar, Kevin Higuci drums, and many other guests), Rosenstock publishes a record apparently (musically) "happy" and full of solar sounds typical of the American punk rock, but on the lyrics level, as he himself declared, "chiefly concerned with losing hope in your country, yourself, and those around you": it is quite clear that "post" means "after the election".
In short, an excellent DIY album (in addition, 10% of the proceeds from digital sales will benefit Defend Puerto Rico), which shows us a beautiful reality of American rock, able to range through different genres, and in possession of a very large ability to write beautiful songs.

20180125

Fissazione

Mania - Fall Out Boy (2018)

Mi piace molto la definizione che Pete Wentz, bassista e principale autore dei testi dei Fall Out Boy, dà del genere della band: softcore, sottintendendo che tutti e quattro i componenti provengono dalla scena hardcore punk di Chicago, ma che mescolano la loro attitudine con una sensibilità pop. La prima impressione che si ha, è di ascoltare i Maroon 5 più tosti, e c'è da dire che se si abbandona la ricerca delle radici punk, questo Mania può dare delle grosse soddisfazioni: si capisce perché, oltre che citare band punk rock e metal, i quattro citino anche Prince, Bowie e Michael Jackson. Il soul, l'RnB e una spruzzata di hip hop si riconoscono dentro questo calderone che compone attualmente la musica dei Fall Out Boy, poliedrica ma estremamente interessante e piacevole. Tra gli autori dei 10 pezzi troviamo pure Sia, Jesse Shatkin, Jonny Coffer, Carlo Montagnese, Audra Mae, Burna Boy, segno evidente di un'attenzione certosina. Il risultato è sorprendentemente convincente.



I really like the definition that Pete Wentz, bassist and main author of the lyrics of the Fall Out Boy, gives to the band's genre: softcore, implying that all four components come from the hardcore punk scene of Chicago, but that mix their attitude with a pop sensibility. The first impression you have is to listen to a tougher Maroon 5, and it must be said that if you abandon the search for punk roots, this Mania can give great satisfaction: you understand why, as well as mention punk rock and metal band, the four also mention Prince, Bowie and Michael Jackson. Soul, RnB and a bit of hip hop can be recognized inside this cauldron that currently composes the music of the Fall Out Boy, multifaceted but extremely interesting and enjoyable. Among the authors of the 10 tracks we find also Sia, Jesse Shatkin, Jonny Coffer, Carlo Montagnese, Audra Mae, Burna Boy, a clear sign of a meticulous attention. The result is surprisingly convincing.

20180124

Cosa succede ora

What Happens Next - Joe Satriani (2018)

Breve introduzione ad uso di chi ignorasse l'esistenza e la provenienza del signore pelato in questione: questo 61enne (in ottima forma) di Westbury, New York, con nonni entrambi italiani, è uno dei più grandi chitarristi viventi, ed è stato l'insegnante di chitarra di tizi come Kirk Hammett, Steve Vai, Larry LaLonde, Rick Hunolt, Andy Timmons, Kevin Cadogan, Alex Skolnick, oltre a far parte dei Chickenfoot, aver suonato come solista per Mick Jagger nel suo tour solista, e aver sostituito temporaneamente Ritchie Blackmore nei Deep Purple durante un loro tour. Questo disco è il suo sedicesimo da solista, e se vi sembrerà di riconoscere lo stile del batterista è perché vi suona l'amico Chad Smith (RHCP, Chickenfoot); neppure il bassista è malaccio, visto che si tratta di Glenn Hughes (e se non sapete chi è, avete due scelte: smettere di leggere, oppure informarvi. Potete comunque fare entrambe). Detto tutto ciò, potrei concludere con la frase che uso quando si parla di chitarristi solisti e i loro progetti solisti, e cioè che proprio Joseph Satriani detto Joe, è l'unico che è capace di farmi ascoltare un intero disco, per di più interamente strumentale (ebbene si, incredibile, ma è perfino riuscito a far suonare Glenn Hughes un disco intero e a non farlo cantare neppure una parola), e a farmelo pure piacere. Ascoltatelo.



Brief introduction to the use of those who ignore the existence and provenance of the bald gentleman in question: this 61-year-old (in excellent shape) of Westbury, New York, with both Italian grandparents, is one of the greatest living guitarists, and has been the guitar teacher of fellas like Kirk Hammett, Steve Vai, Larry LaLonde, Rick Hunolt, Andy Timmons, Kevin Cadogan, Alex Skolnick, as well as being part of Chickenfoot, playing guitar for Mick Jagger on his solo tour, and temporarily replacing Ritchie Blackmore in Deep Purple during one of their tour. This record is his sixteenth solo album, and if you seem to recognize the style of the drummer is because the drummer is the friend Chad Smith (RHCP, Chickenfoot); not even the bassist is bad, due to the fact is Glenn Hughes (and if you do not know who he is, you have two choices: stop reading or inform yourself, you can still do both). Having said all that, I could conclude with the phrase I use when talking about solo guitarists and their solo projects, and that is that Joseph Satriani known as Joe, is the only one who is able to make me listen to an entire record, moreover entirely instrumental (yes, incredible, but he even managed to make Glenn Hughes play a whole record and not let him sing a single word), and make me happy too. Listen to him.

20180123

Be well, be strong!

Vale - Black Veil Brides (2018)

Quinto disco per la band di Hollywood, California, primo per me. Genere che, almeno su questo lavoro, potremmo definire come abbastanza arena rock, seppure la band si rifaccia al glam rock e, in parte, al metalcore, il disco si lascia ascoltare, in quanto i musicisti sono validi, il cantante Andy Biersack, titolare anche di un personale progetto solista (Andy Black), ha una bella voce, aggressiva e melodica al punto giusto, e i pezzi sono dannatamente catchy. Non è esattamente il mio genere favorito, ma, come detto, il disco non è assolutamente brutto.



Fifth record for the band from Hollywood, California, the first for me. Genre that, at least on this work, we could define as enough arena rock, even if the band is inspired by glam rock and, in part, on metalcore, the album is heardable, as the musicians are valid, the singer Andy Biersack, owner even of a solo project (Andy Black), he has a beautiful voice, aggressive and melodic at the right point, and the tracks are damn catchy. It is not exactly my favorite genre, but, as mentioned, the record is not absolutely bad.

20180122

Creature sbagliate

Wrong Creatures - Black Rebel Motorcycle Club (2018)

Come forse si ricorderà chi mi conosce, e chi ha letto sempre questo blog, non ho mai avuto un buon rapporto con la band di San Francisco, California. Disco di debutto folgorante, oramai 17 anni fa, deludenti prove dal vivo, e un pugno di dischi senza nerbo e ripetitivi in seguito. All'ottavo, questo Wrong Creatures, come dice giustamente Pitchfork, sono un po' come quei ribelli che non sanno più contro cosa si ribellano. Vanno avanti per inerzia, seppur padroni di un songwriting degno ed essendo buoni musicisti, ma continuano a commettere gli stessi errori (l'incipit di Echo come una Walk On the Walk Side di quarta mano), e a ripetere gli stessi clichés. Disco che non lascerà traccia alcuna, a differenza di qualche anno fa, sono più incisivi negli episodi lenti che in quelli più sostenuti. Oppure sono io che invecchio.



As may remember who knows me, and who has always read this blog, I've never had a good relationship with the band from San Francisco, California. Debut record that stroke, now 17 years ago, disappointing during their live concerts, and a handful of discs without backbone and repetitive, afterwards. At the eighth, this Wrong Creatures, as Pitchfork rightly says, they are a bit like those rebels who no longer know what they're up against. They go on by inertia, though they are owner of a worthy songwriting and being good musicians, but they continue to make the same mistakes (Echo's opening notes like a fourth-hand Walk On the Walk Side), and repeat the same clichés. Disc that will leave no trace, and, unlike a few years ago, they are more incisive in the slow episodes than in those more sustained. Or maybe I am getting old.

20180121

La fine del (fottuto) mondo

The End of the F***ing World - Di Charlie Covell - Stagione 1 (8 episodi; All 4) - 2017

UK, provincia. James è un 17enne che è convinto di essere psicopatico, dopo essersi bruciato una mano immergendola nella friggitrice per "sentire qualcosa", e divertendosi ad uccidere animali fin dall'età di otto anni. Decide di passare al livello superiore, ed uccidere un essere umano. A scuola conosce Alyssa, una nuova compagna ribelle, e decide che sarà lei la vittima. Le si avvicina, fingendo un interesse romantico, e i due iniziano a frequentarsi. James decide che il momento è arrivato, quando Alyssa gli chiede di fare sesso, e prepara il suo fidato coltello da caccia: ma Alyssa rimane bloccata a casa da una stupida festa voluta dalla sua stupida madre, durante la quale il suo inquietante patrigno la importuna, e al tempo stesso le dice chiaramente che se si togliesse per sempre dai piedi, sarebbe meglio. Dopo tutto questo, Alyssa decide che se ne andrà; raggiunge James a casa annunciandogli che se andrà con lui o senza di lui (ma sperando fortemente che James accetti). James, decidendo che la potrà uccidere anche in seguito, accetta di fuggire con lei, ruba l'auto di suo padre e dà lui un pugno in faccia, una cosa che aveva sempre voluto fare.

Se ne è fatto un gran parlare, anche perché è stata messa in onda, pare, quasi a sorpresa, in UK. The End of the Fucking World è una serie ispirata al comic book omonimo di Charles S. Forsman, otto episodi brevissimi (20 minuti), addirittura divisi in due parti, ambientati nel Regno Unito ma con un respiro decisamente americano, dal sapore ribelle anni '90. Sembra non dire niente di nuovo, ma in un'epoca totalmente digitale e connessa, due adolescenti che inscenano la solita fuga rompendo entrambi i cellulari, forse qualcosa dice. Molte citazioni, tarantiniane e no, due giovani attori bravissimi (Jessica Barden è Alyssa, era in Tamara Drewe di Frears e in The Lobster del nostro idolo Lanthimos; Alex Lawther è James, era in The Imitation Game e in Shut Up and Dance in Black Mirror 3) e un cast di contorno interessante, e soprattutto, una durata brevissima che dimostra il fatto che, spesso, si può dire qualcosa anche facendola breve.

There was a lot of talk about it, also because it was aired, it seems, almost by surprise, in the UK. The End of the Fucking World is a series inspired by the comic book of the same name by Charles S. Forsman, eight short episodes (20 minutes), even divided into two parts, set in the United Kingdom but with a decidedly American flavor, rebellious taste of the '90. It seems not to say anything new, but in a totally digital and connected age, two teenagers who staged the usual escape by breaking both phones, maybe is saying something. Many quotes, Tarantino-esque and more, two young actors very good (Jessica Barden is Alyssa, she was in Tamara Drewe of Frears and in The Lobster of our idol Lanthimos; Alex Lawther is James, was in The Imitation Game and in Shut Up and Dance in Black Mirror 3), an interesting cast of secundary characters, and above all, a very short duration that demonstrates the fact that, often, it's possible to say something even making it short.

20180119

Mystery Man

The Crown - di Peter Morgan - Stagione 2 (10 episodi; Netflix) - 2017

1957-1964. Nel '57, Elisabetta e Filippo discutono sulla situazione del loro matrimonio, concludendo che il divorzio non è un'opzione. 5 mesi prima, Filippo è in partenza per un tour mondiale, con la "scusa" dell'inaugurazione dei giochi olimpici di Melbourne; Elisabetta trova la foto di una donna nella di lui valigia personale. Si convince che il marito ha una storia con la ballerina russa Galina Ulanova. Elisabetta naturalmente, ha dei grossi grattacapi anche a livello nazionale: si trova coinvolta nella Crisi di Suez, molto probabilmente causata dall'allora Primo Ministro Anthony Eden, voglioso di lasciare il suo marchio sulla Storia, lui, da sempre messo in ombra dal predecessore Churchill, e da sempre nemico di Nasser.

Qualsiasi cosa odori di Storia, e sia ben fatto (a volte anche se non è ben fatto, a dire il vero), a me piace, ma questo ve l'ho già detto in occasione della prima stagione, e probabilmente anche in altre occasioni. Mi piace la struttura di The Crown, con questi episodi che paiono autoconclusivi, ma che portano avanti il racconto sulla vita di questa figura straordinaria, a prescindere dal fatto di come la si possa pensare sulla monarchia. Sempre interessanti i colloqui tra la Regina e il Primo Ministro (chiunque esso sia), belli i silenzi tra Elisabetta e Filippo, bellissima Vanessa Kirby nei panni di Margaret. Il cast è meraviglioso nella sua interezza. Michael C. Hall interpreta John Fitzgerald Kennedy.

Everything that smells of history, and is well done (sometimes even if it is not well done, to be honest), I like it, but I've already told you this on the occasion of the first season, and probably on other occasions too . I like the structure of The Crown, with these episodes that seem self-contained, but which carry on the story on the life of this extraordinary figure, regardless of how you can think about the monarchy. The talks between the Queen and the Prime Minister (whoever he may be) are always interesting, beautiful are the silences between Elizabeth and Philip, beautiful is Vanessa Kirby in the role of Margaret. The cast is wonderful in its entirety. Michael C. Hall plays John Fitzgerald Kennedy.

20180118

Senza croce nessuna corona

No Cross No Crown - Corrosion of Conformity (2018)

Purtroppo, dovete abituarvi al fatto che invecchio, e che sempre di più, anche le recensioni di alcune band saranno marchiate da ricordi. Il primo album del 2018 di cui vi parlo è il decimo della band formatasi a Raleigh, North Carolina, e che ho avuto occasione di vedere live circa 28 anni fa, in un luogo dove ho visto anche tanto basket. I Corrosion of Conformity, abbreviati in C.O.C. da sempre, hanno attraversato più di 30 anni di musica pesante, passando dall'iniziale hardcore punk all'heavy metal venato dal blues e dallo sludge, pagando ogni volta tributo alla più grande band heavy metal di sempre (i Black Sabbath): moltissimi dei pezzi, i riff, le atmosfere, anche di questo No Cross No Crown fanno pensare ai Black Sabbath (e, pensate un po', a me hanno fatto venire in mente perfino i Cathedral). Per quanto li trovi appesantiti fisicamente, i quattro sono in una discreta forma musicale, inaugurando l'anno nuovo con un disco che sicuramente non inventa nulla, ma che diverte e, personalmente, mi ricorda da dove vengo, almeno musicalmente. Pezzo preferito: Forgive Me.



Unfortunately, you have to get used to the fact that I'm getting older, and more and more, even the reviews of some bands will be marked by memories. The first album of 2018 which I speak is the tenth of the band formed in Raleigh, North Carolina, and I had the opportunity to see them live about 28 years ago, in a place where I also saw a lot of basketball. The Corrosion of Conformity, abbreviated as C.O.C. since always, they have gone through more than 30 years of heavy music, passing from the initial hardcore punk to heavy metal veined by blues and sludge, paying tribute to the biggest heavy metal band of all time (the Black Sabbath): many of the tracks, the riffs, the atmosphere, even of this No Cross No Crown, make you think to Black Sabbath (I have even reminded the Cathedral). Although I find them physically a bit overweighted, the four are in a discrete musical shape, opening the new year with a record that certainly does not invent anything, but that amuses and, personally, reminds me of where I come from, at least musically. Favorite track: Forgive Me.